IL BLOG DI SERGIO VIVI



martedì 3 aprile 2012

L'IMU e i sindaci

Signor Sindaco di Bologna,
con la nuova legge le famiglie avranno di nuovo l’obbligo di pagare al Comune ed allo Stato l'IMU sulle case di loro proprietà.
Si tratta di una norma profondamente ingiusta che toglie ulteriori risorse alle famiglie e mette ulteriormente in croce i risparmiatori che hanno maggiormente confidato nella Costituzione che, all’articolo 47, recita:
«La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito.
Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.»
Risparmiatori che hanno accumulato, con non pochi sacrifici, un cospicuo patrimonio d’edilizia residenziale privata ostentato ora, con tutti i mezzi mediatici, come la migliore garanzia della solvibilità dell’immenso debito pubblico accumulato da Voi politici.
I cittadini Le rivolgono, pertanto, un pressante invito ad applicare le aliquote IMU più basse possibili. Buon lavoro!

L’idea di questa brutta, insulsa ed inutile letterina mi è venuta questa mattina, quando, entrato nel sito del Comune, per cercare informazioni, ho trovato alla voce IMU soltanto il seguente comunicato.

Il sindaco di Bologna, Virginio Merola, ha promosso un appello dei  sindaci delle Città metropolitane, a sostegno delle proposte dell'Anci, affinché il Governo esenti i Comuni dal pagamento dell'IMU per gli immobili comunali.

L'appello è stato sottoscritto dai sindaci: Virginio Merola (Bologna), Michele Emiliano (Bari), Massimo Zedda (Cagliari), Matteo Renzi (Firenze), Giuliano Pisapia (Milano), Luigi De Magistris (Napoli), Piero Fassino (Torino), Roberto Cosolini (Trieste), Gianni Alemanno (Roma) e Giorgio Orsoni (Venezia).

"I sindaci delle città metropolitane rivolgono al Governo e al Parlamento un pressante invito a modificare la disciplina dell'IMU contenuta nel decreto legge n.201/2011 (legge 214/2011) e ad accogliere gli emendamenti presentati dall'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani nel decreto legge n.16/2012 varato dal Governo, e attualmente in corso di conversione al Senato.
Va in particolare modificata la norma del decreto che sottopone a tassazione IMU i beni di proprietà comunale, che erano esenti dall'ICI e dall'IMU a regime prevista dal d.lgs. n.23/2011 sul federalismo municipale.
Con questa norma i Comuni avranno l'obbligo di versare allo Stato il 50% del relativo gettito e, per l'altra metà, vedranno ridursi ulteriormente il Fondo sperimentale di riequilibrio, già oggetto di ripetuti tagli. I Comuni dovranno pagare allo Stato l'IMU sulle case popolari di loro proprietà; la stessa cosa dovranno fare i vari Istituti Case Popolari presenti nei Comuni italiani.
Si tratta di una norma profondamente ingiusta che toglie ulteriori risorse ai Comuni e mette in ulteriore grande difficoltà gli enti locali che hanno maggiormente investito sulle politiche per la casa. E' questo il caso dei grandi Comuni che hanno un cospicuo patrimonio di edilizia residenziale pubblica".

Nell’attesa della risposta del governo, la maggioranza dei sindaci non delibererà le aliquote prima del 30 giugno, mentre la scadenza della prima rata è fissata al 18 giugno. Aspettano di sapere quanti soldi darà loro Monti. Bell’esempio di capacità di amministrare. 

«Si tratta di una norma profondamente ingiusta.» Come si vede i Sindaci metropolitani sono in grado di vedere il mondo anche “con le lenti del giusto e dell’ingiusto, che sono le lenti della morale” e dell’equità. Perché non le usano anche nei confronti dei loro amministrati?
Ci vuole tanto coraggio a fissare due aliquote? L’equità è un criterio a fisarmonica dipendente dalla maggiore o minore iniquità del governo?

E dire che il professor Prodi, inaugurando il forum del Piano Strategico Metropolitano, chiamandolo per nome, aveva invitato il sindaco Merola a non avere paura di fare le scelte difficili.

* * * * * *
Mancano i soldi, si lamenta il Sindaco che chiede di non pagare l’IMU per i beni di proprietà comunale.
Perché non riporta gli uffici comunali a Palazzo d’Accursio, in Via Cà Selvatica e in Sala Borsa.
Risparmierebbe l’affitto annuale di 6,6 milioni di Piazza Liber Paradisus (e i dipendenti ne sarebbero felici).


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Il punto di vista, magari irrilevante e sbagliato, di un cittadino qualunque, confidente nella libertà, detentore saltuario della sovranità, indotto a cederla, nell’occasione, a rappresentanti per niente fidati.

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