IL BLOG DI SERGIO VIVI



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martedì 7 giugno 2011

Non andare a votare, soluzione legittima

Secondo alcuni radicali (ad esempio Igor Boni), nel referendum sull’acqua , «la scheda bianca è l’unica soluzione ragionevole. …..Le due normative che uscirebbero dalla vittoria dei “sì” o dei “no” sono entrambe inaccettabili. Si toglierebbe cioè la possibilità di decidere, caso per caso, a seconda delle condizioni reali del mercato e delle necessità specifiche. Se vinceranno i “no”, in presenza di gestioni pubbliche virtuose si dovrebbe privatizzare una parte delle società; se vinceranno i “sì”, in presenza di gestioni pubbliche disastrose si impedirebbe l’ingresso di capitali privati. Se l’obiettivo è quello di migliorare la gestione si deve lasciare libertà di scelta alle Amministrazioni. Da considerare inoltre che il Decreto Rochi andava incontro a obblighi comunitari e sentenze della Corte di Giustizia europee che affermano che la gestione totalmente pubblica è in contrasto con la libera concorrenza. In più, chiunque abbia una qualche conoscenza delle attuali società “in house” degli enti pubblici sa che spesso le loro gestioni sono in mano a lobby partitocratiche e di sottopotere politico».
Vedi, ad esempio, la gestione di ATO 5 BOLOGNA che, in nome del nobile ma inconsistente pretesto di risparmiare la preziosa risorsa, ha razionato l’acqua per specularci sopra (imponendo sul reale prezzo balzelli del 130 e del 240% che fanno impallidire la remunerazione del capitale del 7%).

Naturalmente, si dovrebbe votare scheda bianca. Recarsi, in altre parole, a votare “per salvare l’istituto del referendum”, messo in crisi dalle trascorse molteplici mancanze del quorum. Perché? Ogni referendum è un caso a sé. La disaffezione degli elettori dipende dalla serietà dei quesiti. Se un referendum non raggiunge il quorum, può essere benissimo perché i proponenti non sono stati convincenti ed il quesito non ha un interesse trasversale alle parti politiche.

Votare scheda bianca, non ha senso. Se voglio che una legge non sia abrogata il metodo più efficace è NON ANDARE A VOTARE. Il quorum c’è per questo. Per permettere all’elettore di urlare: «Signori, siate più seri!». Democrazia è soprattutto tutelare i propri interessi in modo pacifico.

Il «dovere di andare a votare», espresso spesso in maniera apodittica, è un messaggio che potremmo dire appartenere alla “nuova retorica” come intesa da Chaïm Perelman. «Molte pagine dei suoi vari scritti sono dedicate al tema fondamentale dell'esistenza:  comunicare. Nella visione di Perelman, se si comunica bene, si persuade l'interlocutore, come aveva già intuito Epitteto quando diceva che “le opinioni, non i fatti, muovono gli uomini”» (da Wikipedia).
La “nuova retorica” punta ad un uso della ragione alternativo rispetto alla tradizione cartesiana che privilegiava le argomentazioni “dimostrative della logica”. Insegna, invece, le tecniche della persuasione (opinioni) distinte da quelle della convinzione (verità).

La nuova retorica, oggi, è imperante nel discorso politico. I presupposti su cui si basano i due quesiti del referendum sull’acqua, ad esempio, sono palesemente falsi. Ciò non toglie che stiano facendo molta presa su quella parte dell’elettorato galvanizzato dall’esito delle amministrative.
Potremmo dire che c’è molta retorica anche nel discorso religioso. Ciò non toglie che, quando si è trattato di contrastare certi esiti referendari, anche il Cardinale Ruini ha abbandonato la logica del cuore di Pascal, ed ha invitato a non andare a votare.

Il referendum sull'acqua
Dove si dimostra che l'acqua pubblica non costa meno di quella privata.
Anzi, di più!


lunedì 6 giugno 2011

Il referendum sull'acqua - 4


Dove si dimostra che l’acqua pubblica non costa meno di quella privata.
Anzi, di più!


domenica 5 giugno 2011

Il referendum sull'acqua - 3



Dove si dimostra che l’acqua pubblica non costa meno di quella privata.
Anzi, di più!



sabato 4 giugno 2011

Il referendum sull'acqua - 2



Il referendum sull'acqua
Dove si dimostra che l'acqua pubblica non costa meno di quella privata.
Anzi, di più!


venerdì 3 giugno 2011

Il referendum sull'acqua



Il referendum sull'acqua
Dove si dimostra che l'acqua pubblica non costa meno di quella privata.
Anzi, di più!


venerdì 20 maggio 2011

Ato 5 Bologna for ever

Quando provate a scrivere «Scalfari è il fondatore de la Repubblica», il controllo ortografico di Windows corregge automaticamente “Scalfari” in “Scalari”, perché nel suo vocabolario “scalfare” non c’è.
Lo strumento non solo corregge la grammatica ma aiuta anche a correggere la forma del discorso. Fino a suggerirvi che un termine è abusato oppure che è tipico del linguaggio parlato. Cerca, al limite, di “tradurre” il pensiero dello scrivente e lo fa con la certezza di quell’etnolinguista che, recatosi presso una tribù di cui ignora la lingua, sente pronunciare la parola «gavagai» quando passa un coniglio. Muovendo dai suoi schemi mentali consolidati da precedenti esperienze di linguaggio, l’etnolinguista è portato ad affermare che «gavagai» significa «coniglio», Ma se questo termine, invece che coniglio, volesse dire “cibo” o “prendiamolo”?
Con quest’esempio –maggiormente sviluppato dall’autore- il filosofo del linguaggio Willard Quine avanza la tesi della «indeterminatezza della traduzione»: ogni traduzione (o correzione, nel caso dello strumento di Windows) fra parole e linguaggi diversi è «indeterminata».
     
* * * * *
Il 15 novembre 2008 copiavo ed incollavo dal Bilancio sociale 2006 di Ato 5 Bologna, per la prima volta in un mio post, il seguente Testo A:
«La nuova tariffa pro capite del servizio idrico integrato è introdotta da ATO 5 con lo scopo di raggiungere due obiettivi principali: da un lato garantire una maggiore equità nella tariffa, riconoscendo a ogni persona il necessario quantitativo giornaliero di acqua potabile ad un prezzo agevolato; dall’altro, favorire il risparmio idrico e contrastare lo spreco di risorsa, aumentando sensibilmente il costo dei consumi che vanno oltre la dotazione di base. I vantaggi sono economici e culturali perché, oltre al risparmio in bolletta, la nuova tariffa conduce ad un maggior rispetto delle risorse ambientali».

A partire da qualche tempo -penso qualche giorno prima delle ultime amministrative- sul sito di Ato 5, il suddetto testo è stato sostituito dal seguente Testo B:
«Il passaggio al sistema pro capite permetterà di conseguire un duplice obiettivo: da un lato, favorire le famiglie numerose e in generale garantire una maggiore equità nella tariffa, riconoscendo a ogni persona il necessario quantitativo giornaliero di acqua potabile ad un prezzo agevolato; dall’altro, favorire il risparmio idrico e contrastare lo spreco di risorsa, potendo incrementare maggiormente il costo dei consumi eccedenti la dotazione di base».

* * * * *
Bene. Sulle prime, si potrebbe pensare che gli estensori del Bilancio sociale 2006 possano essere rimasti vittime -a suo tempo- della «indeterminatezza della traduzione», con il “controllore dei testi” da loro impiegato che, pervicacemente, correggeva “potendo incrementare” in “aumentando” e “maggiormente” in “sensibilmente”.
Quando se ne sono accorti -cinque anni dopo- hanno provveduto a rimettere le cose a posto.
Però, il fatto che sia stata aggiunta l’integrazione «favorire le famiglie numerose» quasi a voler porre l’enfasi sulla vocazione sociale di Ato 5 ed il fatto che sia stata eliminata l’ultima frase, abbastanza demagogica e che si prestava a facili ironie, inducono a pensare che il testo sia stato cambiato per “addolcire” il proposito punitivo della “tariffa pro capite”.

Ne valeva la pena? Non è una questione di forma. Cambiano le parole ma la sostanza resta.
Anzi, il testo B pare richiamare «maggiormente» quella che passa come «arroganza del potere».
C’è quel “potendo”, gerundio di potere. Già, il potere. Quello di un sindaco, con la legge attuale, è quasi assoluto. Figuratevi il potere di un’Assemblea composta da sessanta sindaci tutti del Centrosinistra. Di certo, votando la delibera n. 3 del 28 maggio 2008, hanno potuto. Dittatura della maggioranza? Ato 5 è soltanto un tassello del formidabile CENTRO DI POTERE che detta legge a Bologna, e in tutta l’Emilia Romagna, da oltre mezzo secolo.

P.S. Qualcuno potrà sostenere che io ho avuto le traveggole ed ho preso un abbaglio perché, on line, c’è sempre stato soltanto il testo B, mentre il testo A non è mai esistito … almeno fino a che non salti fuori una copia del bilancio stampato a suo tempo (*).
Ad ogni modo, avverto i miei due lettori che, quando s’imbattono -nei miei post- nel testo A, questo deve intendersi sostituito dal testo B.

(*)
Progetto grafico e impaginazione: Mediamorphosis
Stampa: Tipografia Moderna, Bologna
Stampato su carta ecologica Free Life Fedrigoni
Finito di stampare nel mese di novembre 2007


domenica 8 maggio 2011

Vorrei un sindaco che...

"Non dobbiamo
partire da ciò
che abbiamo,
ma da ciò
che vogliamo”.

Vorrei
un sindaco
che attuasse
pochi punti
del mio programma

Vorrei un sindaco che trasformasse le strisce blu della sosta a pagamento in strisce bianche gratuite.

Vorrei un sindaco che NON mettesse più nel bilancio comunale le entrate da contravvenzioni.

Vorrei un sindaco che non installasse i truffaldini semafori photored.

Vorrei un sindaco che abolisse il “Bollino blu”.
Sono in grado, io, di decidere quando la mia auto necessita di manutenzione, senza pagare odiosi balzelli.

Vorrei un sindaco che, nel deliberare le limitazioni del traffico, NON discriminasse tra Euro1, Euro2, ….Euro5, …EuroGoogle.
Quando l’ho acquistata, nel 1999, la mia Golf era a norma e, siccome la tengo come si deve, ha sempre superato l’esame del Bollino blu senza nessun intervento. Da allora ho fatto solo 15.000 Km ed inquino certamente meno dell’auto del sindaco. Vorrei essere libero di andare al Supermercato anche di giovedì.
Già, ma ci sono i furbi.

Vorrei un sindaco che la smettesse di dare sempre la colpa ai “soliti furbi”.

Vorrei un sindaco che si occupasse meno dei graffiti sui muri e più delle buche nelle strade.
I pronto soccorsi del Maggiore e del Rizzoli sono pieni, quotidianamente, di persone cadute per strada e sui marciapiedi.

Vorrei un sindaco che non razionasse l’acqua potabile.
Vorrei essere libero di decidere, io, quante docce farmi.

Vorrei un sindaco che facesse pagare l’acqua il giusto prezzo reale.

Vorrei un sindaco che abolisse la vigente “tariffa pro capite” di Ato 5 Bologna.
Altro che incentivi per chi consuma di meno: è tutta una speculazione.
Nel 2010 ho speso per l’acqua (prelevata dalla Val di Setta e da falde locali) 253 euro contro i 161 euro per il gas metano (proveniente dalla Russia e dalla Libia).

Vorrei un sindaco che lasciasse la libertà di riscaldare le case come si desidera.
Ogni anno, alla mia età, rischio la polmonite.

Vorrei un sindaco che la smettesse con i divieti.

Vorrei un sindaco che facesse raccogliere i rifiuti umidi tutti i giorni.
Un ispettore Hera, qualche mese fa alla mia domanda, ha risposto che «buona grazia se lo raccogliamo una volta la settimana».
L’«umido» puzza, specialmente l’estate; o dobbiamo abituarci a vivere come a Napoli?

Vorrei un sindaco che applicasse un’unica aliquota ICI a prescindere dall’uso dell’appartamento.
Abito in affitto. Quando ho preso la liquidazione, per ripararmi dall’inflazione, ho acquistato un appartamentino da 58 mq. Siccome lo tengo “a disposizione” (nel timore di uno sfratto), debbo pagare il 9 per mille. Per i sindaci è giusto, per me è una vera angheria.

Vorrei un sindaco che la smettesse di dare sempre la colpa al Governo nazionale.

Vorrei un sindaco con meno potere assoluto.

Insomma, vorrei un sindaco come pare a me … ma, se non c’è, pazienza. Sarà per un’altra volta!
Il mondo è pieno di creduloni «responsabili». Lor Signori si facciano eleggere da costoro.


Post Scriptum

Qualcuno mi ha accusato di piccineria, di guardare il pelo nell’uovo, di trascurare i temi più importanti, di non essere responsabile. Bene!
Che il CIVIS passi per il centro o per i viali, per me pari sono.
Che si faccia il CIVIS, oppure il PEOPLE MOVER, oppure il METRO’, è meglio che a deciderlo siano i tecnici. Non ho competenze, non ho preferenze.
Che si faccia la CITTA’ METROPOLITANA per, poi, dividerla in tanti MUNICIPI non so che senso abbia: cambia l’ordine degli addendi ma la somma (delle tasse) resta uguale.
Che si pensi di ridurre il numero dei QUARTIERI da nove a cinque, è come la corazzata Potemkin.

Qualcuno mi imputa di non essere rispettoso del prossimo.
Mi sono espresso male, mi scuso e rettifico:
«Non credo nei programmi patinati dei candidati e confesso di non essere responsabile. Lor Signori non avranno il mio consenso».


venerdì 29 aprile 2011

Referendum sull'acqua - Secondo quesito

Il Partito Democratico ha deciso di sostenere anche il secondo quesito del referendum sull’acqua, invitando a votare SI. Allineandosi ancora una volta alle posizioni dell’estrema sinistra. Quella che reclama:


Naturalmente, anche a Bologna, dall’ultimo dei simpatizzanti fino al candidato sindaco Virginio Merola, tutti a pubblicare post intitolati “4Sì-Attiviamoci per i referendum”. Per fare propaganda, poi, tutti i mezzi sono buoni. Può capitare che anche le persone più ragionevoli subiscano l’irresistibile tentazione di fare propri principî tanto popolari quanto impraticabili. Così, qualche tempo fa, l’amico Loris Marchesini, capogruppo del PD nel Consiglio comunale d’Anzola dell’Emilia, non si è lasciato sfuggire la ghiotta occasione di postare, sulla sua bacheca di Facebook, una serie di vignette tratte da un album di Tex Willer, diventato un alleato insospettabile e deciso.


= = = = = =
Leggiamo sul Bilancio sociale 2006 di ATO 5 Bologna (Servizio idrico Sez.2 - Regolamentazione - Determinazione tariffaria - Elaborazione della tariffa pro capite):
«La nuova tariffa pro capite del servizio idrico integrato è introdotta da ATO 5 con lo scopo di raggiungere due obiettivi principali: da un lato garantire una maggiore equità nella tariffa, riconoscendo a ogni persona il necessario quantitativo giornaliero di acqua potabile ad un prezzo agevolato; dall’altro, favorire il risparmio idrico e contrastare lo spreco di risorsa, aumentando sensibilmente il costo dei consumi che vanno oltre la dotazione di base. I vantaggi sono economici e culturali perché, oltre al risparmio in bolletta, la nuova tariffa conduce ad un maggior rispetto delle risorse ambientali».

Ricordiamo che ATO 5 Bologna è il Regolatore del servizio idrico, la cui Assemblea è composta dai sessanta Sindaci dei comuni della provincia, tutti del Partito Democratico (o espressione di liste civiche che ad esso fanno riferimento).

= = = = = =
Confrontiamo il testo di ATO 5 con quello di Tex.

TEX – Governatore: “A tutti voi…verranno garantite quote d’acqua in misura sufficiente”
ATO 5 – Riconosce “a ogni persona il necessario quantitativo giornaliero di acqua potabile”

TEX – Governatore: “senza che dobbiate sopportare il peso economico”
ATO 5 – “ad un prezzo agevolato”

TEX – Tex: “Alt, Governatore! Le quote fanno pensare al razionamento…
ATO 5 – Fanno forse pensare a qualcosa di diverso le dotazioni di base, concesse da Ato 5, secondo il numero dei componenti della famiglia?

Non è tutto. Vediamo un altro celebre difensore dei deboli e degli oppressi.



Nello sperduto villaggio di Los Angeles, nella California ancora dominata dagli spagnoli, c’è una sorgente dalla portata eccezionale, paragonabile a quella della famosa fontana di Vaucluse, che si trova in Francia ai piedi del Mont Ventoux. L’Alcade, scortato dalle guardie, accampando il pretesto di un’improbabile siccità, decreta che gli abitanti ed i contadini del villaggio, da quel momento, potranno avere gratuitamente solo un secchio d’acqua la settimana per famiglia. Ogni secchio prelevato in più costerà sei pesos, ogni barile in più dieci pesos.

Alla stessa stregua, gli “alcadi” di ATO 5 hanno decretato che fosse cosa buona e giusta contrastare lo spreco di risorsa aumentando sensibilmente il costo dei consumi che vanno oltre la dotazione di base.
Un metro cubo nella fascia d’eccedenza1 costa 2,3 volte il costo base, un metro cubo in quella d’eccedenza2 costa 3,4 volte il costo base (0,595 €/mc), che è il costo reale dell’acqua.

Vi sembra che ATO 5 Bologna abbia tenuto conto del “principio chiaro e semplice” di Tex, oppure che abbia deliberato come avrebbero fatto il Governatore e l’Alcade?
L’acqua, per ATO5, non solo può essere VENDUTA, ma può benissimo diventare fonte di SPECULAZIONE. Punto e basta!

Forse, a suo tempo, all’interno del gruppo del PD d’Anzola si è discusso dell’acqua e Marchesini avrà fatto presente quel “principio” al Sindaco Loris Ropa. O forse no perché l’episodio di Tex non era stato ancora pubblicato, e i principî non si ricordano facilmente. Fatto sta che l’Assessore Mirna Cocchi votò (il 28 maggio 2008), assieme ad altri dodici componenti d’Ato5 (gli altri quarantotto erano assenti), per il razionamento dell’acqua e per l’applicazione delle penalità. E pensare che i sindaci erano allora capitanati da Sergio Cofferati che, nelle grandi occasioni, non mancava mai d’indossare la sgargiante camicia gialla del difensore della legge.

Resta il fatto che io pago. Cascando immancabilmente nella fascia d’eccedenza1 (come pare accada alla maggioranza degli utenti) constato che ATO 5 mi toglie con la sinistra più di quello che mi ha dato con la destra. Controllate anche voi le vostre bollette, fate un paio di conti e guardate se non è vero.

Da parte mia, penso che l’acqua potabile abbia un costo e che sia giusto che questo tenga conto anche “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. Rivendico, però, la libertà ed il diritto di stabilire, io, qual è il mio “necessario quantitativo giornaliero d’acqua”. Lo voglio pagare il giusto prezzo, senza l’aggiunta dei pesanti balzelli imposti da ATO 5 (+ 130% il mc in eccedenza1, +240% quello in eccedenza2) con la demagogica ma interessata inconsistenza di nobili pretesti.
Per questa ragione, al secondo quesito del referendum risponderò NO… con buona pace dei governatori d’ogni specie e degli alcadi del PD!

= = = = = =
La vittoria del Sì, togliendo il riferimento all’«adeguatezza» della remunerazione del capitale investito, potrebbe risultare una lama a doppio taglio. Ato 5 potrebbe, sì, regalare l’acqua ma anche aumentarne il costo più di quanto ha già fatto.

Ma te l’ho detto, Tommasino, vota Sì e raddoppia le tue bollette, no? Bye!




Post scriptum
Qualche mese fa, a Bologna, nei quartieri Porto, Santo Stefano e Saragozza è stata potenziata la raccolta differenziata dei rifiuti.
Leggiamo nelle istruzioni fornite da Ato 5 ed Hera
- per la plastica: «sgocciolare ed eventualmente sciacquare i contenitori sporchi»,
- per il vetro e le lattine: «i contenitori sporchi devono essere ben sgocciolati e sciacquati».
Fatelo tranquillamente perché i nostri lungimiranti sindaci (gli stessi che, nel bilancio sociale 2006, pianificarono di abbassare la dispersione dell’acqua in rete al 15% entro il 2009, per ritrovarsi oggi al 22,5%) nella dotazione di base hanno certamente previsto un paio di litri il giorno per questo scopo.
Piuttosto, qualcuno non faccia il furbo e non utilizzi quest’acqua per darla da bere al gatto. Comportandosi come tante Cordelia De Mon, i “nostri” non hanno considerato gli animali domestici come componenti della famiglia.


martedì 26 aprile 2011

Referendum sull'acqua - En attendant Virginio

PREMESSA

Leggiamo sul Bilancio sociale 2006 di ATO 5 Bologna (Servizio idrico Sez.2, Regolamentazione, Determinazione tariffaria, Elaborazione della tariffa pro capite):
«La nuova tariffa pro capite del servizio idrico integrato è introdotta da ATO 5 con lo scopo di raggiungere due obiettivi principali: da un lato garantire una maggiore equità nella tariffa, riconoscendo a ogni persona il necessario quantitativo giornaliero di acqua potabile ad un prezzo agevolato; dall’altro, favorire il risparmio idrico e contrastare lo spreco di risorsa, aumentando sensibilmente il costo dei consumi che vanno oltre la dotazione di base. I vantaggi sono economici e culturali perché, oltre al risparmio in bolletta, la nuova tariffa conduce ad un maggior rispetto delle risorse ambientali».
Il 28 maggio 2008 l’Assemblea di ATO 5 Bologna (Regolatore del servizio idrico della provincia) ha approvato all’unanimità la deliberazione n.3 con la quale è stata istituita la tariffa pro capite, entrata in vigore del Comune di Bologna all’inizio del 2010. 

* * * * *

MERCOLEDI 2 MARZO 2011


Porca miseria! Nel 2010 è piovuto un po’ di più e, degli 81,3 milioni di metri cubi d’acqua previsti in provincia, se ne sono consumati solo 76,5 (il 5,9% in meno / contro il 22% disperso dalla rete di distribuzione). E’ in pericolo il bilancio di Hera Spa: occorre rimediare. Detto e fatto: il Gestore del servizio, oltre ad un aumento del prezzo dell’acqua del 10% per le utenze domestiche, chiede al Regolatore del servizio ulteriori 10.000.000 di euro per il recupero dei mancati incassi 2008 e 2009. Ma è piovuto di più anche in quegli anni, o cosa?

Mi sembra di sognare. I cittadini della provincia di Bologna si sono dimostrati responsabili, hanno colto il vantaggio culturale consumando meno acqua ed il Gestore del servizio, che pur aveva sottoscritto la “tariffa premiante” stabilita dal Regolatore, e che ci aveva elargito fior di consigli per il risparmio idrico, invece di compiacersi dell’obiettivo raggiunto, si lamenta.
Sorge, però, un dubbio. Il fatto che nel 2010 sia piovuto un po’ di più non significa che la gente abbia smesso di lavarsi, di cuocere la pasta, di lavare indumenti e stoviglie. Difficilmente le abitudini delle famiglie cambiano nel giro di 12 mesi, tanto più che ATO 5 non era stato di manica larga nel riconoscere “il necessario quantitativo giornaliero”. Più naturale pensare che si sia usata meno acqua per usi agricoli o diversi. Non sarà allora che il calo dei consumi abbia riguardato soprattutto l’acqua “per usi non domestici”. Perché Hera non specifica?
Se fosse così, perché dovrebbero pagare le famiglie?
Prima gli utenti sono innalzati al ruolo di stake holder poi, di punto in bianco, diventano la mandria di buoi alla quale succhiare soldi. Tutto questo mentre i sindaci denunciano, allarmati, che molte famiglie non sono più in grado di pagare nemmeno le bollette.

Hera è una grande multiutility, quotata in Borsa e sottoposta alle leggi del mercato. Non lavora solo in provincia di Bologna e non si occupa soltanto dell’acqua; opera anche in altri campi, dal servizio rifiuti alla fornitura d’energia elettrica. Se, a causa di una previsione sbagliata, vende di meno in un settore può benissimo rifarsi in un altro. Capita a tutte le aziende. E’ come se la Fiat chiedesse di recuperare i mancati incassi dovuti ad una diminuzione delle vendite. Con la differenza che Fiat è sottoposta alla concorrenza, mentre Hera –nell’acqua- opera praticamente in regime di monopolio.
Qualche giorno fa mi è stato proposto –telefonicamente- di passare a Hera come fornitore d’energia elettrica col 15% di sconto. Su che voce? A parte il fatto che la bolletta della luce è talmente complicata che, ad Alessandro Penati, ci sono volute due colonne di giornale (la Repubblica 23 aprile 2011 – pag.26) per spiegarne i contenuti, cosa potrebbe capitarmi se un anno Hera vende meno luce del previsto? Mi fatturano parte dei mancati incassi?

* * * * *

VENERDI 25 MARZO 2011


Anche quest’anno la multiutility ha fatto boom! Gli utili hanno superato i 117 milioni di euro. Un aumento record del 65% che è il miglior risultato dalla nascita del gruppo nell’anno 2002.  Aumentano anche i margini che superano i 600 milioni (+7,1%). Se l’inverno rigido ha contribuito alle vendite di gas il maggior contributo al bilancio di Hera arriva dal settore ambiente dove crescono sia la raccolta differenziata sia i rifiuti smaltiti. Come volevasi dimostrare.

* * * * *
Da un grafico su la Repubblica (23 aprile 2011 – pag.6) risulta che la spesa media annua a famiglia in euro (per 200 mc – dati 2007) vede ai primi posti

Toscana 330 euro

Nelle sei Aato vige il criterio generale che i gestori –G.E.A.L. SpA, Acque SpA, Publiacqua, Nuove Acque, ASA SpA, Acquedotto del Fiora SpA- siano per il 60% in mano pubblica (a prevalenza di centrosinistra) ed il 40% sia di un “socio industriale”, privato. Il caso più “critico” è quello di Aato 4, Alto Valdarno (provincia di Arezzo), gestore Nuove Acque SpA, con i soci pubblici al 53,84% e i privati al 46,16%.

Puglia 311 euro

Acquedotto pugliese SpA, 87% di azioni alla Regione Puglia, 13% alla Regione Basilicata.

Umbria 308 euro

Umbra Acque, 60% soggetti pubblici (Comune di Perugia 33,33%), 40% soggetti privati.

Emilia Romagna 304 euro

 Come si vede, anche la gestione pubblica e di centrosinistra non assicura prezzi bassi per i cittadini.
L’acqua ha un costo di produzione variabile, dipendente da alcuni fattori. Nessun gestore può regalarla. Ci sono certamente casi di mala-erogazione che, però non necessariamente dipendono dal conflitto pubblico/privato.

Si sono affermati in Europa alcuni modelli di “governance” che differiscono secondo la natura del regolatore e del gestore.
In Francia prevale un modello privatistico. Nel modello inglese vi è un’unica Autorità di regolazione indipendente, mentre la proprietà e la gestione sono private  (affidate soltanto a ventidue produttori e/o gestori).
«In Italia il criterio della separazione tra regolamentazione e gestione è ampiamente disatteso.
Ne deriva una confusione tra funzioni di regolazione e di gestione del servizio, che genera segnali distorti e contraddittori per il management. Tale confusione diviene particolarmente acuta per gli affidamenti in house a società interamente pubbliche».
Il No al referendum dovrebbe servire ad abolire il conflitto di interesse in cui versano i regolatori locali (le 91 AATO), i cui componenti sono spesso espressione degli azionisti del gestore vigilato.

* * * * *
Per i residenti della Provincia di Bologna, l’importante sarebbe abolire la famigerata “tariffa premiante” di Ato 5.
Purtroppo, regolatore e gestore hanno gli stessi interessi. I componenti di Ato 5 sono i sindaci della provincia, mentre molti comuni della stessa sono fra i principali azionisti di Hera SpA.
Dopo le richieste di Hera, tra regolatore e gestore è andata in scena una manfrina (facimme ammuina, direbbero a Napoli) a base di accuse e contraccuse.
Ato 5 Bologna è un’assemblea monocolore (tutti i componenti sono sindaci espressi dal centrosinistra) dove vige la dittatura della maggioranza. La prova l’abbiamo avuta alcune settimane fa. Lunedì 7 marzo 2011 era prevista l’approvazione, da parte dell’assemblea dei sindaci, dell’aumento del 10% delle bollette. Non se n’è saputo nulla. Probabilmente l’assemblea di Ato 5 non c’è stata. Era in pericolo l’unanimità. Il sindaco che detiene la maggioranza relativa –quello di Bologna- è tuttora commissariato.
Non resta che aspettare l’elezione di Virginio Merola, alla cui missione sarebbe stata più adatta la Stella d’Oro di Tex Willer, il difensore dei deboli e degli oppressi, invece di quella blu (colore troppo freddo).
Soltanto allora Tommasi di Vignano otterrà il suo aumento delle bollette e potrà puntare a nuovi record, mentre i bolognesi beneficeranno di un’ulteriore magistrale lezione culturale.


sabato 30 maggio 2009

L'acqua - Ecotassa o pedaggio medievale

Nel post precedente, abbiamo visto come l’Ente Regolatore del servizio idrico della provincia di Bologna consideri uno “spreco” gli 11 milioni di m3 d’acqua consumati in più dalle famiglie rispetto alle dotazioni standard loro concesse. Spreco comunque inferiore ai 15 milioni di m3 dispersi nel terreno attraverso la rete idrica che si prevedeva di raggiungere nel 2009, in base ad un realistico “piano d’ambito” redatto nel 2006, salvo accorgersi però, nel 2009, che le perdite ammontavano a ben 24 milioni di m3, più del doppio dello “spreco” delle famiglie.
Cerchiamo, in questo post, di valutare l’impatto economico della DEL3 sul portafoglio delle famiglie.

Quella che si vede sopra è la bolletta del primo trimestre del 2009, calcolata con la “tariffa pro capite”. Le letture si riferiscono ad un unico contatore dell’acqua fredda e a due contatori dell’acqua calda (uno in cucina ed uno nel bagno) che hanno consumato rispettivamente 22, 8, 10 mc per un totale di 40 mc. Per un costo totale, al netto dell’IVA, di 51,29 euro.
In calce, uno stralcio della bolletta dell’ultimo trimestre 2008, con le tariffe allora in vigore.

Il primo confronto lo facciamo con i prezzi dello scorso anno. Allora avrei speso:
Consumo 1^ fascia mc 20 x 0,402530 = 8,05 euro
Consumo 2^ fascia mc 20 x 0,802563 = 16,05 euro
Consumo 3^ fascia mc 0 x 1,526486 = 0 euro
Fognatura+Depur mc 40 x 0,441968 = 17,68 euro
Quota fissa acqua gg 91 x 0,025300 = 2,30 euro
Per un totale di 44,08 euro contro i 51,29 di quest’anno: il 16,35% in più.

Secondo confronto.
Nel 2008 la fognatura più la depurazione costava 0,441968 euro il mc.
Nel 2009 costa (0,139157 + 0,374950) = 0,514107: il 16,32% in più, a prescindere dal consumo.

Terzo confronto. I primi 13 mc li ho pagati (0,167365x9) + (4x0,360374) = 2,95 euro, mentre i 13 mc dell’eccedenza li ho pagati 18,20 euro: il 516,95% in più. Come aumento sensibile del costo dei consumi, che vanno oltre la dotazione di base, era difficile fare meglio!

Quarto confronto. Se non ci fossero state le tariffe agevolate e avessi pagato i primi 18 mc con la tariffa di base, avrei speso 18x0,607487 = 10,93 euro, mentre i 13 mc dell’eccedenza li avrei pagati sempre 18,20 euro: soltanto il 66,51% in più. Questa è la misura corretta della “penalizzazione”.

Obiezione: la colpa è tua, che non riesci a risparmiare, sai quante altre famiglie, invece, se n’avvantaggiano? Ci saranno certamente dei casi, magari fra le famiglie con 4 componenti, nei quali le cose possono andare meglio. Se teniamo conto, però, che le famiglie con 1, 2, 3 componenti sono 369.632, mentre quelle con 4 o più componenti sono soltanto 65.331 (vedere il post precedente), che la composizione media delle famiglie è di 2,16 componenti, che, in ogni modo, abbiamo un consumo extra di 11.243.305 m3, mediamente 25,85 m3 per ciascuna delle 434.963 famiglie della provincia, è lecito sostenere che le famiglie “penalizzate” sono la stragrande maggioranza, rispetto a quelle “meno tartassate”.

A giustificazione della loro decisione i consiglieri di ATO 5 BO avanzano la necessità di favorire il risparmio idrico e di sensibilizzare i cittadini ad un maggior rispetto delle risorse ambientali. Si tratterebbe insomma di una tassa ecologica come quella messa sul bollo dell’auto. Chi più inquina, più paga. Con la differenza che, nel secondo caso, si tratta di una tassa messa dalla Regione e incassata dalla Regione. Nel caso dell’acqua, invece, la tassa l’impone il Regolatore pubblico, ma l’incassa il Gestore privato (quotato in Borsa).
Da ecotassa a pedaggio medievale.

Nel frattempo, Beatrice Draghetti (Presidente uscente), Sergio Cofferati (Consigliere uscente), Flavio Delbono (candidato alla successione) e tutti gli altri Sindaci Democratici (Consiglieri uscenti di ATO 5 BO) sono in campagna elettorale a proclamare, in coro con Dario Franceschini: «le famiglie non sanno più come fare a pagare le bollette».

* * * * * *

Paga sempre Pantalone. Ho cercato di calcolare il costo dell’acqua in questo post (utilizzando due modi: ritengo il primo più convincente del secondo, per il quale nutro dei dubbi sulla composizione dei “costi operativi”).
Il costo si aggira tra 0,200 e 0,240 euro al metro cubo. Costo che dovrebbe diminuire perché, in futuro, si sfrutterà di più l’acqua superficiale della Val di Setta, e di meno i prelievi dalle falde sotterranee, più costosi. Come si legge sul modello d’ottimizzazione del sistema idrico sviluppato dalla
EHS S.r.l. (Società di Ingegneria Idraulica ed Ambientale) per conto del Gestore.

Considerando le tariffe 2009 possiamo calcolare i rapporti prezzo/costo:
tariffa base 0,607 diviso 0,240 = 2,53
tariffa “eccedenza 2” 2,059 diviso 0,240 = 8,58

Considerando che l’acqua dispersa del lago dell’Ambito costa al gestore
24 milioni (m3) per 0,240 (euro/mc) = 5 milioni 760mila euro
che divisi per i 59 milioni 840mila m3, fatturati per uso domestico nel 2006, fanno 0,096 euro/mc
e che tale cifra nel prezzo di base 0,607 ci sta almeno sei volte,

possiamo affermare che l’acqua dispersa nel terreno dalla rete idrica siamo comunque noi utenti a pagarla, mentre l’acqua del lago Che Non C’è arriviamo a pagarla anche otto volte il suo costo. Neanche fosse, gentile Presidente Draghetti, l’acqua miracolosa che scende «sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell'altare» (Ez 47,1-9.12).

* * * * * *

Patti chiari. Il contratto utente/gestore. Il consumo d’acqua è stagionale. Consideriamo una famiglia, composta di due persone. Supponiamo che consumi 26 mc in gen-feb-mar, 28 in apr-mag-giu, 30 in lug-ago-set e 27 in ott-nov-dic. Siccome 110 annuo diviso 4 fa 27,5 trimestrale, la società di lettura fattura un eccesso di 0,5 mc nel secondo trimestre e di 2,5 mc nel terzo con la tariffa d’«eccedenza 1». Ma, nell’anno, la famiglia ha consumato 109 mc, rimanendo dentro la dotazione standard. Alla fine dell’anno viene fatto il conguaglio? Sul sito di ATO 5 BO non se ne parla.
Sarà difficile controllare, specialmente nei condominî gestiti non direttamente dal Gestore ma dalle Società di lettura o dagli Amministratori.
A chi andranno gli eventuali euro versati in più?
C’è un altro aspetto: l’affidabilità dell’intermediario. Proprio in questi giorni si è letto (su la Repubblica – 29 maggio 2009 – Cronaca di Bologna – pagina IX) che in città «ci sono oltre duecento condominî insolventi per gas, acqua e altri servizi. In molti casi si tratta di banali morosità, ma in tanti altri casi, la questione riguarda mancati pagamenti degli amministratori all’insaputa degli inquilini». Se non si paga per almeno due trimestri, il Gestore taglia l’acqua (alla faccia di chi dice: «L’acqua deve rimanere pubblica»).

Per questo e in una situazione in cui diventa necessaria una precisa contabilizzazione dei volumi erogati nelle rispettive fasce tariffarie, gli utenti hanno il diritto di avere, ai fini della trasparenza, un rapporto contrattuale diretto col Gestore dell’acqua, così come avviene col gas, colla luce e col telefono. La cosa è possibile. Qualche anno fa Hera SpA ha svolto un progetto/esperienza per la telelettura dei contatori dell’acqua (giugno 2004-maggio 2006 nel territorio di Forlì – Cesena). « Dopo un anno di applicazione sperimentale, il progetto avviato da HERA per la telelettura dei contatori d’acqua di utenze residenziali, ha dato risultati decisamente interessanti sul piano gestionale. Vi è tuttavia un limite costituito dall’attuale metodo tariffario che, mantenendo fissa la redditività del servizio, non incentiva il gestore ad affiancare ai già cospicui investimenti necessari per il risanamento delle reti e degli scarichi fognari, ulteriori investimenti tecnologici per l’ammodernamento del servizio idrico» (fonte: Forum nazionale sul risparmio e conservazione della risorsa idrica).

Il Gestore ha bisogno di essere incentivato? Questo fatto ricorda quello delle autostrade, dove certi gestori, una volta ottenuta la concessione, cercano di spendere il meno possibile per la manutenzione.
«Dalla crisi si esce solo con l’innovazione» si dice. Ma chi deve farla l’innovazione se non le aziende che ne hanno l’opportunità?
Come ha fatto l’Enel, qualche anno fa, quando ha installato i contatori per la telelettura.

* * * * * *

La politica dell’acqua in Italia
Ha scritto Alessandro Penati sulla Repubblica del 25 aprile 2009, raccontando le vicende di A2A (dove anche ieri 29 maggio si è verificato un ulteriore episodio della lotta fra politici per l’occupazione delle poltrone): «IL capitalismo dei Comuni funziona malissimo: la trasformazione delle municipalizzate in società quotate che si espandono in settori e territori nuovi, rimanendo controllate dagli enti locali, è stata una pessima idea».

Qualche giorno fa è stato reso pubblico “L’indice delle liberizzazioni 2009” dell’Istituto Bruno Leoni. Per ciascuno dei 15 settori censiti, è stato individuato un Paese benchmark, cioè quello più liberalizzato all’interno dell’Unione Europea: a questo benchmark è stato assegnato un valore cento rispetto al quale, poi, è stato calcolato in termini percentuali il livello di liberalizzazione dell’Italia.
Per il Settore Servizi Idrici, il benchmark è il Regno Unito. L’Italia ha un indice di 32 (in aumento rispetto al 27 del 2007 e 2008). I paesi sotto l’indice 40 sono considerati non liberalizzati. Nel Regno Unito vi è un’unica Autorità di regolazione indipendente, mentre la proprietà e la gestione sono private (affidate soltanto a ventidue produttori e/o gestori).

Ci permettiamo di sottoporre i dati, qui esposti, all’attenzione dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe (Mister Prezzi) e dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
Auspichiamo che la nuova Assemblea dell’Autorità d’Ambito di Bologna, che uscirà dalle prossime elezioni, voglia rivedere la determinazione della struttura tariffaria in linea con quelli che sono gli effettivi consumi dei cittadini e spronare il Gestore all’innovazione tecnologica.

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giovedì 21 maggio 2009

L'acqua di Cofferati - I due laghi di Bologna

Il 28 maggio 2008 l’Assemblea di ATO 5 Bologna (Regolatore del servizio idrico della provincia) ha approvato all’unanimità la deliberazione n.3 con la quale è stata istituita la tariffa pro capite allo scopo di:
1 - riconoscere a ogni persona il necessario quantitativo giornaliero di acqua potabile, fissando delle dotazioni standard
2 - fare pagare i tre scaglioni di consumo compresi nella dotazione standard con due tariffe agevolate e con la tariffa base
3 - aumentare sensibilmente il costo dei consumi che vanno oltre la dotazione di base.

Leggendo il verbale della riunione, si rimane colpiti dall’assenza della maggioranza dei consiglieri. Probabilmente hanno ritenuto che non fosse il caso di perdere tempo con l’acqua, o che fosse sufficiente “fare votare soltanto i capigruppo”. Qualche astensione, o un voto contrario, avrebbe fatto apparire meno “bulgaro” l’esito della votazione.

Per la cronaca –e per opportuna conoscenza degli elettori di Bologna e Provincia e di quelli della Lombardia, del Piemonte, della Liguria e della Valle d’Aosta- i consiglieri presenti o rappresentati erano:

Beatrice Draghetti, Presidente dell’Assemblea
(Presidente della Provincia di Bologna,
quote di partecipazione [qdp] 0,16 %;
il 7 giugno candidata alla stessa carica)

Sergio Cofferati
(Sindaco di Bologna, qdp 36,67 %;
il 7 giugno candidato alle Europee nella circoscrizione Nord-Ovest)

Loris Ropa (Sindaco di Anzola dell’Emilia), Vladimiro Longhi (Sindaco di Bentivoglio), Matteo Prencipe (Sindaco di Calderara di Reno), Simone Gamberini (Sindaco di Casalecchio di Reno), Marco Monesi (Sindaco di Castel Maggiore), Loretta Lambertini (Sindaco di Granarolo dell’Emilia), Massimiliano Vogli (Sindaco di Malalbergo), Marino Lorenzini (Sindaco di Monghidoro), Valerio Toselli (Sindaco di Sala Bolognese), Valerio Gualandi (Sindaco di San Giorgio di Piano), Paola Marani (Sindaco di San Giovanni in Persiceto),
(qdp complessive 14,76 %)

I consiglieri assenti erano quarantotto (i Sindaci dei rimanenti comuni della provincia di BO, qdp complessive 48,41 %).

Cerchiamo, in ogni modo, prima di giudicare, di ricavare qualche dato, utilizzando le statistiche messe in rete dalla Provincia di Bologna (SPB), dalla Regione Emilia Romagna (SRER), nonchè i dati riportati nel Bilancio sociale 2006 di Ato 5 Bologna (BSA5) e i dati della Deliberazione n.3 e relativo allegato (DEL3).

Primo dato. Secondo le SPB si può stimare che il numero dei residenti nella provincia di Bologna all’inizio del 2006 era di 940.718, mentre il numero delle famiglie era di 434.963 (media 2,16 componenti per famiglia).

Secondo le SRER le percentuali di famiglie per numero di componenti della provincia di Bologna (ultimo censimento 2001) sono:

Percentuale di famiglie con 1 componente 31,05
Percentuale di famiglie con 2 componenti 31,89
Percentuale di famiglie con 3 componenti 22,04
Percentuale di famiglie con 4 componenti 11,60
Percentuale di famiglie con 5 componenti 2,59
Percentuale di famiglie con 6 o più componenti 0,83

Ipotizzando di suddividere 0,83 in (0,70+0,10+0,03):
Percentuale di famiglie con 6 componenti 0,70
Percentuale di famiglie con 7 componenti 0,10
Percentuale di famiglie con 8 componenti 0,03

Applicando queste percentuali a 434.963 (numero famiglie residenti),
sempre per la Provincia di Bologna si ha:

Numero di famiglie con 1 componente 135.056
Numero di famiglie con 2 componenti 138.710
Numero di famiglie con 3 componenti 95.866
Numero di famiglie con 4 componenti 50.456
Numero di famiglie con 5 componenti 11.265
Numero di famiglie con 6 componenti 3.045
Numero di famiglie con 7 componenti 435
Numero di famiglie con 8 componenti 130

La DEL3 assegna a ciascuna famiglia le seguenti dotazioni standard:

Alle famiglie con 1 componente 71,50 mc/anno
Alle famiglie con 2 componenti 110,00 mc/anno
Alle famiglie con 3 componenti 136,95 mc/anno
Alle famiglie con 4 componenti 154,00 mc/anno
Alle famiglie con 5 componenti 178,75,00 mc/anno
Alle famiglie con 6 componenti 207,90 mc/anno
Alle famiglie con 7 componenti 234,85 mc/anno
Alle famiglie con 8 componenti 268,40 mc/anno

Moltiplicando il numero di famiglie (per numero di componenti) per la dotazione standard rispettivamente assegnata, si ottengono “i consumi virtuosi” che si sarebbero dovuti verificare nel 2006, se fossero state in vigore le nuove regole:

Consumo delle famiglie con 1 componente 135.056x71,50 = 9.656.504 mc
Consumo delle famiglie con 2 componenti 138.710x110,00 = 15.258.100 mc
Consumo delle famiglie con 3 componenti 95.866x136,95 = 13.128.848 mc
Consumo delle famiglie con 4 componenti 50.456x154,00 = 7.770.224 mc
Consumo delle famiglie con 5 componenti 11.265x178,75 = 2.013.619 mc
Consumo delle famiglie con 6 componenti 3.045x207,90 = 633.055 mc
Consumo delle famiglie con 7 componenti 435x234,85 = 102.160 mc
Consumo delle famiglie con 8 componenti 130x268,4 = 34.892 mc
Per una dotazione standard totale di 48.597.402 mc.

Siccome il gestore Hera ha fatturato nel 2006 (vedi Tabella 1 del BSA5), per usi domestici 59.840.707 mc, risulta che le famiglie hanno consumato 11.243.305 mc in più della dotazione standard.

UNDICI MILIONI di metri cubi rappresentano la quantità d’acqua consumata in eccesso dalle famiglie della provincia di Bologna nel 2006, se fossero state in vigore le dotazioni 2008.

Secondo dato. Sul BSA5 si legge che «tra gli interventi prioritari sul territorio di ATO 5 ci sono quelli mirati alla riduzione delle perdite di rete … l’obiettivo previsto nel Piano di ambito è di arrivare al 15% di perdite fisiche nel 2009».
Dalla Tabella 1 si rileva che l’acqua distribuita e fatturata nell’anno 2006 è stata di 59.840.707 metri cubi per usi domestici,
di 25.154.694 mc per usi non domestici,
per un totale di 85.258.545 mc.
(La somma non torna, uno dei tre numeri non è esatto, ma quello che interessa è l’ordine di grandezza)
Gli 85.000.000 mc fatturati rappresentano l’85 % dell’acqua prodotta e immessa nelle condotte.
85.000.000 diviso 85 moltiplicato 15 è uguale a 15.000.000 di mc.

QUINDICI MILIONI di metri cubi rappresentano la quantità d’acqua potabile dispersa nel terreno dalla rete idrica della provincia di Bologna nel 2006

Alcune considerazioni. Quindici milioni di mc, un bacino di 1,2 km per 1,2 km alto 10 metri e mezzo. Pressappoco il volume di un piccolo lago. 15 miliardi di litri di buon’acqua potabile dispersi nel terreno senza che nessuno n’abbia tratto alcun beneficio. Lo possiamo chiamare il lago dell’Ambito. Forse un’irreparabilità, ma una realtà.

Contro undici milioni di mc, 11 kmc. Un lago più piccolo di circa un terzo del primo. Che però fluisce dai nostri rubinetti e dalle nostre docce e soddisfa qualche esigenza.
L’assemblea di ATO 5 BO ritiene che questo sia uno spreco da sanzionare con mano pesante.
Non c’è bisogno, però, di conoscere il “principio di falsificazione” di Karl Popper, per capire che se le dotazioni fossero state calibrate su un bisogno presunto di 40 milioni di mc, lo spreco sarebbe stato ancora maggiore; mentre se fossero state calibrate su un bisogno presunto di 70 milioni di mc le famiglie –rifacendo i calcoli- avrebbero risparmiato 11 milioni di mc e lo spreco, come d’incanto, si sarebbe trasformato in risparmio. Una congettura, quindi, creata a tavolino dai Consiglieri di ATO 5. Potremmo chiamarlo il lago Che Non C’è. Un luogo immaginario.

Due pesi, due misure. Per ridurre le perdite della rete nel terreno Ato 5 non ha fretta. Come abbiamo visto, nel 2006, ha programmato di arrivare al 15% di perdite entro il 2009. Per ridurre quello che ritiene un eccesso di consumo pretende, invece, che gli utenti si adeguino da un giorno all’altro. Il cittadino deve scattare: schnell, schnell! L’Amministrazione seguirà.

Le esigenze della gente sono le più disparate. Dipendono dai tempi e dalle consuetudini. Ricordo che alla fine degli anni 40 in casa usavamo un bidet portatile di plastica. Non avevamo la vasca da bagno. Nella settimana di Natale, mia madre portava me e mio fratello a fare il bagno, invece che nel mastello del bucato,
all’Albergo Diurno Cobianchi situato sotto il voltone del Podestà (in due nella stessa vasca, per pagare di meno). In estate, con gli amici andavamo a bagnarci nel canale di Reno, al Ghisello, scorazzando su e giù per i gradoni dove le lavandaie faticavano e ci sgridavano.
Oggi ci sono le lavatrici, le lavastoviglie, le vasche idromassaggio, le docce multifunzione. Si organizzano la “Wellness Spa & Beauty Exhibition” e “RiminiWellness” sotto l’immancabile patrocinio di comune, provincia, regione e ministero della Gioventù. Nelle case il secondo bagno è sempre più indi­spensabile. Tutte comodità a cui nessuno vuole rinunciare. Specialmente i giovani. E’ la nuova Way of Life, bellezza!

In casa abbiamo installato una cassetta di scarico dotata di doppio tasto e messo i moderni frangigetto sui rubinetti. L’estate non lasciamo più scorrere l’acqua del rubinetto per qualche minuto, per berla fresca, ma la misceliamo con acqua fredda tenuta in frigo (a proposito non è mai venuto in mente a nessun sindaco d’inserire una norma che preveda d’isolare, negli edifici di nuova costruzione, anche i tubi dell’acqua fredda, così come negli impianti di riscaldamento si fa con quelli dell’acqua calda?).
Nonostante che usiamo tutti gli accorgimenti letti sul sito di Ato 5, in due, nell’ultimo anno, abbiamo consumato 176 invece dei 110 mc concessi. Cosa dobbiamo fare? Auto punirci infliggendoci un colpo di “punta” alla coscia, come farebbe Lafcadio, tutte le volte che riceviamo la bolletta? Come si fa ad affermare che è un consumo eccessivo, scriteriato o inutile?

Non abbiamo ancora installato i condizionatori, però a me, l’estate, piace indugiare sotto la doccia anche più volte in un giorno. Ho più sensibilità ambientale se mi rinfresco con la doccia o se accendo il condizionatore a tutta manetta? E’ uno spreco oppure è un bisogno?

Con quale criterio ATO 5 BO ha giudicato quale debba essere il “necessario quantitativo giornaliero” d’acqua per persona e per famiglia? Le famiglie dei Consiglieri, negli anni scorsi, sono rimaste dentro la dotazione loro assegnata?
Come può ATO 5 legiferare sullo stile di vita dei cittadini, che sono maturi abbastanza da prendere le loro decisioni e i loro rischi?
Non c’è il pericolo di cadere in
un’etica dell’igiene?

Il wellness non solo è un bisogno, è anche un diritto.
Si legge che i cosiddetti diritti naturali sono «una costruzione storica in espansione: dai diritti dell'individuo si passa ai diritti collettivi, dai diritti di sopravvivenza a quelli socio-economici ai nuovi diritti. E’ sempre esistito un nesso tra mutamento sociale e mutamento nella teoria e nella prassi dei diritti fondamentali. I diritti nascono quando devono e possono nascere, cioè quando il progresso tecnologico fomenta nuove richieste». Ad esempio, la doccia multifunzione.

Si legge anche (Luca Ricolfi su Panorama n. 17/2009) che «secondo Marx, il valore della forza lavoro non è dato dal valore dei beni strettamente necessari per riprodurla, bensì dall’insieme dei beni “socialmente” necessari, ossia necessari in una certa epoca e in una determinata società», com’è ad esempio il telefonino e, perché no, la vasca idromassaggio.

Approvare la deliberazione n.3 non è stato, pertanto, per nulla saggio.
Ammesso che si volesse proprio instaurare un “sistema premiante”, si sarebbe dovuto tenere presente il principale insegnamento fornito dal famoso “dilemma del prigioniero”, cioè che la soluzione migliore è sempre quella “cooperativa”. Calibrare, pertanto, le dotazioni standard sull’unico dato certo: l’acqua fatturata negli anni precedenti.

Ci auguriamo che, quando il 7 giugno entrerà in “Europa”, l’Onorevole Sergio Cofferati, il vero promotore della delibera, vorrà impegnarsi per garantire a suo figlio e a tutti i giovani europei, se non proprio il diritto alla felicità che Obama tenterà di garantire agli americani, almeno il diritto al benessere del corpo.


Cofferati resterà famoso a Bologna per avere fatto soltanto due cose: aver demolito le “gocce” di Guazzaloca ed avere razionato l’acqua nei rubinetti dei cittadini. Come compensazione, il candidato sindaco del PD, in corsa per succedergli, ha proposto di riportare alla luce, nel centro della città, le acque non proprio profumate del canale di Reno.

Post Scriptum. «Bim, bum, bam, spatacrash ..... Tumb, tumb, tuumb ….. velocità, modernità, cambiamento». Ci sono novità. L’obiettivo, previsto nel Piano d’ambito del 2006 di arrivare al 15% di perdite fisiche nel 2009, difficilmente si raggiungerà: l’assessore provinciale Emanuele Burgin ha comunicato, qualche settimana fa, che le perdite ammontano attualmente al 22%.
85.000.000 diviso 78 moltiplicato 22 è uguale a 24.000.000 mc.
Il lago dell’Ambito è sempre più profondo.





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lunedì 30 marzo 2009

C'è dell'acqua a Bologna?

Ai Signori Candidati Sindaco di Bologna

Alfredo Cazzola, Alfredo Cazzola Sindaco (PdL, Lega Nord)
Flavio Delbono, Partito Democratico
Giovanni Favia, Amici di Beppe Grillo
Giorgio Guazzaloca, Giorgio Guazzaloca per Bologna (UDC)
Michele Laganà, Bologna Futura
Beppe Maniglia, Maniglia Muscolosa
Massimiliano Mazzanti, Fiamma Tricolore
Valerio Monteventi, Bologna Città Libera
Stefano Morselli, Destra Federale
Gianfranco Pasquino, Cittadini Per Bologna
Giulio Maria Tam, Forza Nuova
Giuseppina Tedde, Donne Altra Città
Michele Terra, Partito Comunista dei Lavoratori

p.c. Al Garante per la sorveglianza dei prezzi, Osservatorio Prezzi e Tariffe
p.c. A Repubblica-Bologna

Temi del dibattito elettorale sono stati finora le infrastrutture e, soprattutto, le beghe tra i concorrenti. Argomenti che interessano ai cittadini, ma meno d’altri legati al costo della vita.
I giornali hanno riportato, qualche settimana fa, la notizia che ci saranno quest’anno ribassi record della luce e del gas. E l’acqua?

Bologna è il posto, in Italia, dove l’acqua costa di più, anche di quegli ambiti in cui è stata completamente privatizzata o quasi. E’ di ieri la notizia che nel 2008 Hera SpA ha aumentato i ricavi del 29,8% ed il margine operativo lordo del 16,5%, con valori d’incremento a doppia cifra in ciascuna delle principali aree di business, «la maggiore crescita mai realizzata dal gruppo». Inoltre è proseguita l’azione di consolidamento con l’integrazione, tra l’altro, di Sat di Sassuolo: non è il Parco della Vittoria (Enìa, Iride) ma, nel gioco di monopoli, non si butta via niente.

Ato 5 Bologna (in procinto d’internalizzarsi come Autorità d’Ambito di Bologna), ha deliberato nel maggio 2008 d’applicare la nuova tariffa pro capite, con lo scopo di educare gli utenti al risparmio idrico e, nello stesso tempo, di favorire le famiglie che consumano di meno (articolata in cinque fasce di prezzo, comprende due tariffe agevolate, una di base e due d’eccedenza).

Certamente, con l’aumento della popolazione, la quantità d’acqua dolce disponibile sulla terra può diventare un problema che va, però, risolto in modo scientifico e non con demagogico moralismo. Soprattutto, non va preso a pretesto per fare cassa. Di fatto, secondo le statistiche derivanti dall’analisi dei consumi del 2006 (reperibili cliccando sul link in calce), le tariffe agevolate nonché quella di base sono un miraggio per il 90 % delle famiglie della nostra provincia, che finiranno per “eccedere”. Questo perché le dotazioni di base, riconosciute come necessarie da Ato 5, sono state sottovalutate.

Da parte sua, Hera SpA lucrerà facili e lauti incassi. Extra gettiti derivanti dal fatto che si pagherà l’acqua anche otto volte il suo prezzo (calcolato secondo i criteri previsti dalla legge) con un aumento delle bollette, per la sola voce “acquedotto”, di almeno il 10 %.

Dopo dieci mesi dalla delibera non è ancora stato dato il via: tra gennaio e la data delle elezioni sarebbero arrivate le prime salatissime bollette. Una "pesca" in più lasciata alla nuova giunta.

Chiedo, pertanto, a ciascun Candidato -nel caso fosse eletto Sindaco- se, come membro di diritto dell’Assemblea Ato 5 (con la quota più alta), avallerà la politica “antispreco” pur sapendo, come insegna l’idrologia, che nel ciclo «l'ammontare d'acqua in ciascuna riserva rimane praticamente costante e per questo, in media, la quantità d'acqua che lascia una riserva è pari a quella che ritorna ad essa». In altre parole è impossibile che l’acqua NON estratta in Emilia vada a depositarsi nel sottosuolo della Sicilia. E’ anche il motivo per il quale non vale la pena di cercare di porre rimedio alle perdite d’acqua delle condutture di distribuzione: fino a che l’acqua è sufficiente per gli utenti, che essa si disperda nella terra attraverso le condotte o dopo essere uscita dai rubinetti delle famiglie, per la riserva, è del tutto indifferente.

Oppure se, come maggiore azionista di Hera Spa, dimenticato il conflitto d’interessi tra Regolatore e Gestore, esulterà ad ogni abbattimento del record di metri cubi distribuiti dall’Azienda e preferirà continuare a giocare a monopoli, progettando, magari, un acquedotto da Mirandola ad Agrigento via ponte sullo stretto.

Oppure se, come Sindaco preferirà privilegiare i “cittadini consumatori” con “agevolazioni vere”, proponendo un innalzamento delle dotazioni standard, in un momento d’oggettiva difficoltà delle famiglie.

Infine se, come utente del servizio, nell’ultimo anno la sua famiglia è riuscita a stare dentro le dotazioni standard concesse dal Regolatore.

Confidando di leggere una risposta (sulla stampa quotidiana o sui Vostri Siti o come commento a questa lettera), invio i migliori auguri di campagna elettorale.

Sergio Vivi


Statistiche anno 2006

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La risposta di Giulio Maria Tam
Bologna 31 marzo 2009 (e-mail ore 21,32)

Egregio Signor Vivi,

sono l'avvocato Gianni Correggiari, portavoce di don Giulio Tam.
Giá ebbi modo di leggere la Sua analisi sui costi effettivi del servizio idrico a Bologna e oggi leggo, dalla Sua mail, le percentuali d'aumento dei guadagni realizzati da Hera (che non conoscevo).
Il nostro pensiero sulla questione "acqua" é chiaramente espresso negli "appunti su Bologna" che Le invio e che, dopo aver letto questa Sua ultima comunicazione, é ancora piú convinto, se possibile, di prima.
Sappiamo che la classe politica, tutta intera, ha votato una legge che obbliga gli enti pubblici a privatizzare entro la fine del 2010.
Ció non toglie che la nostra posizione rimarrá radicale contro ogni forma di speculazione su un bene così prezioso e così "naturalmente" comune.
Tra popolo e "investitori" é chiaro da che parte stiamo.
Cordiali saluti.
avvocato Gianni Correggiari

Nota di sv Sulla questione “acqua” si può leggere il capitolo

“UTILITIES ? NO, SERVIZI PUBBLICI" nel programma di FN cliccando sul sito del candidato.
«FORZA NUOVA dice NO alla privatizzazione dell'acqua, NO alla privatizzazione dei servizi pubblici».


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La risposta di Giorgio Guazzaloca
Bologna, 1 Aprile 2009 (e-mail ore 11,52)

La ringrazio del suo pregevole e bene argomentato intervento.
Sul tema specifico delle nuove tariffe dell’acqua stabilite da ATO 5, a Bologna mi sembra convincente l’ipotesi di rivedere le due tariffe agevolate, anche in rapporto all’evoluzione della crisi economica in atto e del sostegno doveroso che le istituzioni pubbliche, ed anche il Comune, devono assumere nei confronti delle famiglie che verranno colpite più duramente.
Naturalmente valuteremo attentamente, qualora mi ritroverò nuovamente a ricoprire la carica di Sindaco, i dati effettivi delle prime bollette che giungeranno secondo le nuove tariffe, per verificare l’entità effettiva degli aumenti e prevedere le necessarie misure di contenimento. Con altrettanta franchezza devo dirle, però, che il successo imprenditoriale di Hera, un’azienda per la cui nascita ci siamo impegnati direttamente, non può essere visto come una automatica conseguenza delle scelte in materia di tariffe per l’acqua, ma il risultato complessivo di un buon lavoro imprenditoriale che l’azienda ha compiuto.
Non può essere sottovalutato il fatto che la quota azionaria del Comune, benchè dimezzata rispetto alla presenza in Seabo, vale molto di più e che anche in un momento difficile come questo, l’azienda Hera stia per staccare dividendi per il 2008 a favore del Comune di Bologna nell’ordine di circa una decina di milioni di Euro.

La ringrazio e conto sulla collaborazione sua e di persone attente come Lei.

Giorgio Guazzaloca


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La risposta del Garante per la sorveglianza dei prezzi
Roma, 3 aprile 2009 (e-mail ore 13,01)

Gentile Signor Vivi, la ringrazio molto per la sua segnalazione che verrà tenuta in debito conto ai fini dell'attività di analisi sull'andamento dei prezzi e delle tariffe.

Se fosse interessato, sul sito web dell’Osservatorio prezzi del Ministero, nella sezione dedicata al Garante, di cui le allego il link,
http://www.osservaprezzi.it/garanteprezzi/index.asp,
potrà trovare i resoconti e la documentazione relativi a tutte le attività svolte, anche a seguito delle segnalazioni dei cittadini.
Cordiali saluti.
Il Garante per la sorveglianza dei prezzi


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La risposta di Giovanni Favia
Postata il 3 aprile 2009 (ore 21,31)
sul sito del candidato [aprire la pagina 7.ACQUA]

Con noi sfondi una porta aperta!!!


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La risposta di Valerio Monteventi
Bologna, 20 Aprile 2009 (E-mail ore 17,14)
Da Micol Todesco, candidata per la lista Bologna Città Libera
Gruppo Ambiente Territorio Salute

Ci fa piacere rispondere alla lettera aperta del Signor Sergio Vivi che riguarda
uno dei temi che ci stanno maggiormente a cuore, quello dell’acqua.

Per i cittadini di Bologna Città Libera, l’acqua è un diritto umano universale e
inalienabile, e per questo deve essere bene comune. Crediamo fortemente che la gestione del patrimonio idrico debba essere pubblica e condivisa, allo scopo di garantire l’accesso all’acqua secondo criteri di solidarietà e rispetto delle persone e di tutti gli esseri viventi.

Siamo dolorosamente consapevoli che la gestione Hera ha portato ad un
incremento vertiginoso delle tariffe, e non solo per quel che riguarda il servizio idrico. Secondo un rapporto UNIONCAMERE, del 2008, dal 1998 al 2007 le tariffe del servizio idrico sono aumentate del 44.6%, a fronte di un aumento medio del costo della vita del 22%. Bologna Città Libera promuove un servizio idrico integrato, pubblico e sottratto alle leggi del mercato, regolato da norme che favoriscano un consumo critico e il riuso dell’acqua.

Nel 2011 scade la convenzione con HERA e Bologna Città Libera chiede che in
Quest’occasione ci sia un ripensamento delle politiche relative alla gestione dei servizi integrati ed in particolare proponiamo un ritorno ad una gestione interamente pubblica delle società partecipate.

Sappiamo che l’acqua è un bene fragile, la cui disponibilità è influenzata dalla variabilità climatica e minacciata dall’inquinamento ambientale. La tutela del patrimonio idrico ha dei costi che devono essere coperti da un sistema di tariffe condiviso, equo e razionale.

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Bologna Città Libera
Con Valerio Monteventi
Candidato Sindaco di Bologna
www.bolognacittalibera.org

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Riteniamo anche che sia indispensabile un consumo critico e consapevole, che
eviti sprechi. Crediamo importante anche il mantenimento in buono stato delle
condutture idriche. Questo, oltre che evitare perdite, consente un miglior controllo sulla qualità dell’acqua. Se è vero che l’acqua che si perde dalle condutture ritorna alla falda, è anche vero che il trattamento e la distribuzione dell’acqua potabile hanno un costo, e l’ottimizzazione della rete distributiva incide in maniera positiva su tale spesa.

Ci auguriamo che queste note rispondano in modo esauriente alle richieste del Signor Vivi. Sul sito della lista (www.bolognacittalibera.org) è possibile
scaricare il programma dettagliato, anche per quanto riguarda l’acqua e la sua gestione.Il Signor Vivi può contattarci in qualsiasi momento, tramite il nostro sito, per approfondire ulteriormente la discussione.


sabato 6 dicembre 2008

La questione morale

I partiti hanno occupato lo Stato.
Non c’è da sorprendersi quindi, dato che il piano era già completato nel 1984, che un imprenditore abbia colto l’opportunità, dieci anni dopo, di fondare un partito e di prendersi tutti i voti mandati in libera uscita dal protagonista di “mani pulite” (nemesi storica).
Non c’è da sorprendersi nemmeno che, negli ultimi anni, si sia cercato di eliminare la concorrenza sul mercato elettorale, riducendo i partiti soltanto a due, senza però prevedere i colpi di coda del protagonista suddetto.

Ne è conseguito, come corollario, che tutti i partiti abbiano costituito i loro comitati d’affari, PCI-PDS-DS compreso.



Lo schema seguente, che mostra il reale e diverso trattamento ricevuto dagli stakeholder coinvolti nel servizio dell’acqua potabile, non ha, comunque, alcun riferimento con i comitati d’affari suddetti.




1 - La Provincia di Bologna costituisce ATO 5 Bologna, il regolatore del servizio idrico integrato.
2 - L’assemblea di ATO 5, costituita dai sessanta sindaci della provincia, affida la gestione del servizio a Hera Spa (per il 90%?) e a Sorgea Srl (per il 10%?).

ATO 5 si rende conto, dalle statistiche, che le famiglie hanno consumato nel 2006 mediamente 137 metri cubi d’acqua potabile l’anno. Fissano per il 2009 una dotazione, ritenuta sufficiente, di 110 mc.
Ne consegue che le famiglie sprecano.

ATO 5 autorizza i gestori del servizio ad applicare tariffe punitive (non giustificate dai costi) per educare il popolo al risparmio dell’acqua.
3 – I gestori inviano ai cittadini bollette salatissime.
4 – I cittadini pagano ai gestori un sacco di euro.
5 – I gestori distribuiscono agli Enti Locali (Alcuni comuni dell’Emilia Romagna partecipano al capitale di Hera e pochi sindaci ne costituiscono il sindacato di controllo) come dividendi pochi euro. Il resto, extra gettito compreso, rimane nelle casse di Hera.

Sprecare acqua genera una questione morale.
Come si vede, i partiti la risolvono prontamente.


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Argomenti correlati:
ATO,ATO 5 Bologna
Il costo dell'acqua


 

Il punto di vista, magari irrilevante e sbagliato, di un cittadino qualunque, confidente nella libertà, detentore saltuario della sovranità, indotto a cederla, nell’occasione, a rappresentanti per niente fidati.

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