IL BLOG DI SERGIO VIVI



lunedì 14 aprile 2008

Io ho votato due volte

Come già dichiarato in un post precedente sulla scheda del Senato ho scritto: «Abolitelo».
Il popolo è uno solo; è assurdo che, per cause tecniche, arrivi ad esprimere due maggioranze diverse. Per di più il bicameralismo è fonte di complicazioni e ci costa troppo.

Anche se un pochino scontento della classe politica, mi ero invece proposto che, alla Camera, avrei votato per il "meno peggio" (secondo miei criteri di giudizio, ovvio).

Poi, all’ultimo momento, sarà stato per seguire l’esempio (nefasto?) d’alcuni amici liberali, libertari o anarco-capitalisti (alla Leonardo Facco, non alla SB), sarà stato per un lampo di rabbia, ho deciso di votare scheda bianca.

E’ proprio vero, però, che l’occasione fa l’uomo ladro.
Avevo già ripiegato la scheda, quando mi è balenata un’idea (ho fatto una pensata, come direbbe il professor Sartori).

Un amico fraterno, mio coetaneo, col quale ho condiviso tante cose nella vita, era purtroppo impossibilitato a recarsi al seggio. Costretto ad un’astensione forzata.

Avevo a disposizione una scheda bianca. Perché non utilizzarla?
Mi sono virtualmente attribuito la sua astensione forzata e in cambio, sapendo come Lui la pensava, ho votato, al suo posto, per il partito che Lui avrebbe scelto.
Naturalmente, per ragioni di privacy, non posso dire il partito.

Voi direte che ho fatto il furbo, che non è successo niente, che si tratta di un’escamotage che ho utilizzato per votare dicendo di non averlo fatto.


Pensatela come vi pare: io sostengo che ho votato due volte.
Una per me e una per Lui.

E il bello è che nessuno se n’è accorto.
(D’altra parte erano tutti impegnati a fare osservare il decreto cretino sui telefonini).


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Non so quante siano, in Italia, le persone che soffrono della malattia descritta ne “Lo sconosciuto” di Nicola Gardini, Editore Sironi. «Un romanzo autobiografico commovente e doloroso che, senza mai abbandonarsi all’emotività sa rappresentare il disorientamento, la disperazione di chi vede la personalità, anzi la stessa persona di un proprio caro, frantumarsi vinta dalla malattia» (dalla recensione di Nadia Casagrande).

Mi sembra che un modo, per restituire a queste persone un briciolo di dignità, sarebbe anche quello di prevedere, assieme al testamento biologico, anche un testamento politico.Lascio questa considerazione all’attenzione di chi, meglio di me, volesse svilupparla.


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Il punto di vista, magari irrilevante e sbagliato, di un cittadino qualunque, confidente nella libertà, detentore saltuario della sovranità, indotto a cederla, nell’occasione, a rappresentanti per niente fidati.

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