IL BLOG DI SERGIO VIVI



martedì 21 febbraio 2006

Politica della mobilità

Lettera aperta all’Assessore alla Mobilità del Comune di Bologna

Per conoscenza:

Al Signor Sindaco di Bologna
Ai gruppi consiliari: Democratici di Sinistra, Riformisti per Bologna, Rifondazione Comunista, Verdi, Società Civile Di Pietro Occhetto, La Tua Bologna, Forza Italia, Alleanza Nazionale.
Alla Repubblica – Bologna
Al blog “tra disappunto … e disincanto”

Egregio Assessore,
una decina di giorni fa, uscendo da casa, vedo –all’incrocio tra Via Pasubio e via Podgora- due operai intenti a montare i cartelli col nome delle due strade su un paletto abbattuto da un camion circa sei o sette anni fa (il paletto era stato subito rimpiazzato, i cartelli col nome mai). Un secondo identico palo l’avevano appena montato all’angolo opposto. Penso tra me e me: che strano, con questi chiari di luna il Comune ha i soldi per queste robe qua. Beata ingenuità! Due mattine dopo ricevo la lettera da Lei firmata che comunica la prossima estensione del Piano Sosta Zona F (a strisce blu) anche al mio tratto di strada. La toponomastica c’entrava ben poco, servivano i sostegni per i cartelli della sosta.

Colgo l’occasione per sottoporLe alcune riflessioni sulla Politica della mobilità.

Piano sosta. Lei sostiene nella sua lettera (è qui) che la necessità di estendere la Zona F è dovuta al fatto di essere «interessata da un forte movimento di autoveicoli, in ragione della collocazione prossima all’Ospedale Maggiore ed allo Stadio … e in cui occorre regolare l’uso della strada come parcheggio, anche a tutela dei residenti».

Vorrei far notare che chi si reca all’ospedale non viene certo a parcheggiare nei paraggi di Via Vittorio Veneto. Sono i parcheggi davanti e dietro all’ospedale che dovrebbero essere più capienti e magari gratuiti. Per quanto riguarda lo Stadio, che il Presidente del Bologna FC 1909 sostiene di utilizzare soltanto 21 giorni l’anno, fa piacere sentire che d’ora in poi, dopo anni e anni della più forsennata deregulation, non sarà più consentito ai tifosi (VIP e non) di parcheggiare fuori delle righe o lungo lo spartitraffico di Via Tolmino (occupando le due corsie di sorpasso) o davanti ai passi carrai dei residenti (che in quei giorni non riescono nemmeno ad accedere o ad uscire dai loro garage). In più dovranno pagare il parcheggio. Chi vivrà, vedrà! A parte il fatto che la soluzione migliore sarebbe quella di costruire uno stadio nuovo in una landa deserta, con 10 ettari di parcheggio attorno, e riservare il Dall’Ara allo sport vero, quello dilettantistico, resta da capire quanto e come influisce la collocazione prossima allo Stadio –situato tra l’altro nel quartiere Saragozza- nei rimanenti 344 giorni dell’anno?

La tutela dei residenti è più virtuale che reale. Facilità di parcheggio e libertà di circolare sono le due facce della stessa medaglia. I “residenti” che lavorano, la mattina, si muovono verso destinazioni diverse, in città o fuori, mentre dai comuni limitrofi affluiscono altri lavoratori. Tutti trovano ad aspettarli zone di sosta a pagamento. La validità delle strisce blu va dalle 8,00 alle 18,00. Da quel momento, le strisce blu, come per incanto, diventano bianche e la tutela del parcheggio dei residenti (che tornano giusto intorno a quell’ora) va a farsi benedire. Sarebbe diverso se le strisce avessero validità dalle 18,00 alle 8,00 del mattino dopo (soprattutto in prossimità di pub, cinema e locali pubblici in genere). Tutti si potrebbero muovere più liberamente di giorno e parcheggiare più facilmente la notte vicino a casa. Dato, però, che questa prospettata è la situazione normale dei flussi, mi sembra addirittura inutile, nella generalità dei casi, mettere degli orari. L’uso della strada come parcheggio può benissimo essere regolato disegnando in tutti i posti possibili delle belle strisce bianche e multare chi parcheggia fuori di queste. Caso particolare: molti appartamenti sono affittati a tre o quattro studenti fuorisede. In genere l’affitto è intestato ad uno solo di loro: gli altri dovranno pagare la sosta?

Appare del tutto evidente che lo scopo del Piano Sosta a pagamento -giustificato nel centro storico e in alcune zone limitate- è in realtà soltanto quello di incassare soldi. Neanche a farlo apposta, è di questi giorni la notizia che il Comune ha alzato le tariffe. A forza di estendere le zone blu si finirà che in tutto il territorio comunale si dovrà pagare la sosta. Sarà stata istituita allora una nuova tassa comunale, senza prima averla proposta in nessun programma elettorale. I cittadini quando costruiscono le case pagano tasse/imposte di edificazione/urbanizzazione con cui pagano anche le strade e, con l’ICI, ne pagano anche la manutenzione (e chi è in affitto ovviamente contribuisce). Le strade sono del Comune, ma il Comune siamo tutti noi. Perché pagare tanto per un servizio inconsistente? Sono soldi sottratti alle famiglie, ai fuorisede, ai consumatori. Le ricordo cosa ha scritto il Professor Monti sul Corriere qualche giorno fa: «In ogni caso, se la “bussola” dell'interesse dei consumatori verrà sempre più tenuta presente dall'opinione pubblica, chi chiede il voto per governare e chi poi governerà farà bene a non trascurarla».

Inquinamento e blocchi del traffico.
E’ in vigore -il giovedì a Bologna- il blocco del traffico per tutte le auto con l’eccezione (principale) di quelle omologate euro 4.
Lo smog esiste ed è un grosso problema, ma dipende unicamente dalle condizioni atmosferiche. Per eliminarlo occorrerebbe fermare la circolazione di tutti i veicoli (eccettuate le sole autoambulanze) e tenere spento il riscaldamento in tutti gli edifici (esclusi gli ospedali – che si riempirebbero fino all’inverosimile di ammalati di polmonite) dal 1 ottobre al 30 aprile, vacanze di Natale comprese. Rivelatore l’incipit dell’articolo di Valerio Varasi, sulla Repubblica di sabato 18: «Per fortuna è arrivato il vento, il vero provvedimento antismog». Lo sa benissimo anche Lei, avendolo sperimentato personalmente giovedì 9 febbraio quando ha giustamente sospeso il blocco, facendo affidamento sulle buone previsioni dei livelli del vento fornite dall’Arpa (a sua volta tradita dai capricci del tempo) e attirandosi, per questo, le ire dei “Comitati”.

I politici sono molto bravi nel rivoltare convenzioni stabilite dall’uomo e nell’attribuirsi meriti che non hanno. Istituiscono «l’ora legale» e fanno credere di avere allungato di un’ora la luce del giorno (chissà se l’Inail non ha mai fatto una statistica sugli incidenti dovuti al cambiamento repentino dei cicli circadiali?) Più difficoltà hanno, invece, ad escogitare misure impossibili come sarebbe quella di istituire «il vento legale»: il tempo atmosferico, purtroppo, è una variabile indipendente. La scelta è tra sopportare la presenza dello smog o paralizzare l’economia.

Ritengo, da sempre, che i blocchi parziali o totali (ma limitati nel tempo), le targhe alterne, le domeniche a piedi programmate mesi prima (senza potere prevedere quali saranno le condizioni atmosferiche), siano provvedimenti inutili e non risolutivi. Danno un contributo scientificamente insignificante all’abbassamento dello smog. Caldeggiati dagli odierni adoratori del sole e proposti dai fedeli del politically correct, ricordano –in quanto ad efficacia- i sacrifici che i pagani rivolgevano agli dei per propiziare la pioggia. Sono ridicoli come le strisce ciclabili disegnate, a suo tempo, in Via Rizzoli. L’impressione è quella che si voglia “educare il popolo” trasmettendo parole d’ordine del tipo «Bollino Blu, cittadino 10 e lode!», «Bollino Blu, un gesto che finisce nell’aria!». O meglio a gambe all’aria vista la considerazione in cui ormai è tenuto.

Il livello dello smog, oltre che dall’emissioni dei veicoli, dipende anche da quelle degli impianti industriali, dei bus, dei motocicli, delle sigarette e, d'inverno, quando la situazione è più critica, del riscaldamento domestico. Purtroppo i cittadini sono bombardati dalle teorie più strampalate. E’ di oggi la notizia che studi universitari, condotti per conto della Regione Lombardia, avrebbero dimostrato che un camino domestico a legna inquina cento volte più di un motore diesel. Questo autorizza a pensare che la caldaia (familiare) a metano inquina almeno come un motore d’auto. Se teniamo conto che l'impianto di una famiglia rimane acceso 16 ore il giorno mentre le due auto familiari rimangono in funzione il tempo per attraversare 2 volte il territorio comunale (stiamo larghi, diciamo 4 ore), si ha un’idea di come l’auto sia stato assunta come capro espiatorio della situazione.

Personalmente, non mi scandalizzai più di tanto quando la sua Collega dell’Italia dei Valori, Assessore alle attività produttive (ormai ex), fece il suo primo ingresso a Palazzo d’Accursio attraversando con la sua auto Piazza Maggiore, rigorosamente pedonale. Con quel suo gesto spontaneo, non faceva altro che affermare uno dei Valori più cari agli italiani: quello dell’auto. In effetti, l’auto, tenendo conto dello sfascio cui è arrivato il trasporto pubblico, è sempre meno uno status symbol e sempre più un indispensabile strumento di lavoro. Serve al metalmeccanico di Dugliolo per raggiungere la sua fabbrica a Bologna e che, sconfortato, non rinnoverà l’iscrizione al sindacato. Serve alla giovane insegnante di Bologna per raggiungere la sua scuola a Budrio, non prima di essere passata dalla nonna per affidarle il figlio ancora in fasce. Magari, il giovedì, il suo orario inizia alle 11. I blocchi fanno strame della flessibilità e costituiscono una grave limitazione della libertà individuale. Nell'attesa dell’auto elettrica o ad idrogeno, penso che tante persone sarebbero grate ai loro Amministratori se questi non gli complicassero ulteriormente la vita.

Tanto più che i provvedimenti limitativi del traffico hanno carattere discrezionale, come dimostrano i diversi comportamenti dei Sindaci di San Lazzaro e di Casalecchio. Sono basati su Direttive Euro (non sempre modelli di precisione) che concernono l’immatricolazione dei veicoli e non il loro esercizio. Una norma più restrittiva non garantisce che un veicolo inquini di meno. Dopo aver percorso 2000 Km tutte le macchine inquinano allo stesso modo. Per convincere del contrario il Comune avrebbe dovuto rendere pubbliche, annualmente, le tabelle con riportati i risultati della campagna Bollino Blu degli anni passati, aggregati per tipo di veicolo e per norma d’omologazione: pre-euro, euro1, euro2, euro3, euro4. Invece, mentre i cittadini sono ancora obbligati a pagare il Bollino Blu, il Comune è sempre più parco nel rendere pubblici i risultati.

Ad ogni modo, ritengo che quando un veicolo è stato immatricolato non può essere, in seguito, discriminato nel suo impiego. In un paese normale e democratico nessuna legge può essere retroattiva.

Chiedo scusa per la lunghezza del mio “disappunto”. Ho iniziato a scrivere, alle 16,30 di giovedì 16 febbraio, dopo aver tentato per 20 minuti di contattare lo 051-2193042. Per due volte ho trovato occupato, la terza volta una voce registrata mi ha avvertito: «segreteria disattivata, digitare il codice». Desideravo chiedere all’URP se la vetrofania in mio possesso datata 1998-99 fosse ancora valida (bastava specificare «sono valide tutte le vetrofanie distribuite dal 19XX in poi»). Ho imparato a mie spese che la burocrazia è imprevedibile e può sempre riservare sorprese, come il tempo … e come la politica.
Intendevo limitarmi a segnalare questo contrattempo, ma poi mi sono tornati in mente i paletti.

Ringraziandola per l’attenzione, Le porgo cordiali saluti, Sergio Vivi.

Bologna, 21 febbraio 2006


Trackback: Beppe Grillo


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