IL BLOG DI SERGIO VIVI



venerdì 6 aprile 2007

Ricordo di Dino Gavina


Con Dino Gavina, che nel biglietto da visita si dichiarava di professione “sovversivo”, scompare una delle persone che, nella seconda metà del secolo scorso, fecero di Bologna una città viva e un po’ cosmopolita.
Per tanti della mia generazione un altro pezzo del loro mondo che se ne va.
Ricordo ancora il senso di trepidazione con cui entrai, la prima volta, in quel luogo speciale e un po’ magico che è stato il negozio Simon di via Altabella.

Per chi fosse interessato, segnalo la rievocazione fatta su
design-italia
La foto (ingrandire) sul sito ritrae Dino Gavina, Achille e Pier Giacomo Castiglioni accanto alla poltrona San Luca sotto i portici di San Luca a Bologna nel 1960.
Nella foto in testa al post, alcuni pezzi della collezione Ultramobile.



lunedì 2 aprile 2007

Salari, pressione fiscale e promesse

In Italia abbiamo i salari (e ovviamente le pensioni) tra più bassi d’Europa.
Lo pubblicava venerdì 30 marzo la Repubblica.

Salario medio annuo lordo per lavoratore
dati in euro 2004 (Crescita dei salari dal 2000 al 2005 in %)


Danimarca ------- 42.484 --- (+16,0)
Germania -------- 41.046 --- (+11,7)
Gran Bretagna --- 39.765 --- (+27,8)
Olanda ----------- 37.026 --- (+21,3)
Belgio ------------ 35.578 --- (+15,9)
Norvegia ---------- (n.d.) ---- (+25,6)
Svezia ------------ 32.457 --- (+7,7)
Finlandia --------- 31.539 --- (+21,1)
Irlanda ----------- 30.170 ---- (n.d.)
Valore medio ---– 30.148 --- (+17,7)
Francia ----------- 29.549 --- (+17,5)
ITALIA ------------ 22.053 --- (+13,7)
Spagna ----------- 19.928 --- (+17,2)
Grecia ------------ 17.360 ---- (n.d.)
Portogallo -------- 12.969 --- (+16,6)

Come si vede siamo un paese molto virtuoso: il salario medio italiano è il 73,1 % di quello medio europeo, ed esattamente la metà di quello danese (49,6 %).
La crescita dei salari dal 2005 al 2006 è superiore soltanto a quello della Germania che, però, ha un salario medio quasi doppio. La Svezia è, come sempre, un caso a sé.
I dipendenti, a partire dall’introduzione dell’Euro, hanno goduto di un aumento dei salari del 13,7 % contro una perdita del
potere d’acquisto del 40 % (un euro uguale mille lire).
Per i pensionati gli aumenti sono stati la metà.


In compenso paghiamo più tasse che nel resto d’Europa.
Nel Bollettino Economico relativo al primo trimestre diffuso oggi, ancora una volta la Banca d’Italia denuncia l’incremento della pressione fiscale e sollecita una riduzione delle tasse. Via Nazionale rileva che la pressione fiscale supera “quella media dell'euro e si colloca in prossimità dei valori massimi storici”.

Come ho già scritto in questo post "In un paese normale sarebbe auspicabile che, nel determinare un’equilibrata “politica dei redditi”, anche la pressione fiscale fosse calibrata sul potere d’acquisto dei contribuenti”.

Per il bene dell’Italia.
Programma di Governo 2006-2011
Pagina 203 di 281


“In questi anni si è realizzato un drammatico impoverimento del potere d’acquisto dei redditi medio-bassi. Ma è anche stato riconosciuto un vantaggio fiscale alla rendita piuttosto che ai redditi prodotti dalle imprese. Dobbiamo invertire questa situazione attraverso una politica fiscale che realizzi:

il sostegno alle responsabilità familiari […] ;

la restituzione del fiscal drag;

la uniformità del sistema di tassazione delle rendite finanziari […]”


A quando il lieto evento?


sabato 31 marzo 2007

I vantaggi del Caf

E’ tempo di presentare il Modello 730 per la dichiarazione dei redditi.
Per fortuna ci sono i CAF.
Non tutti sanno che questi centri sono di due tipi.
I Caaf (Centri autorizzati di assistenza fiscale) sono strutture costituite dai sindacati dei lavoratori, oppure dalle associazioni sindacali di categoria fra imprenditori, presenti nel Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, istituite da almeno dieci anni. (DLgs 490/98)
I Caf (Centri di assistenza fiscale) sono invece formati da soggetti legalmente abilitati alla professione di avvocato, consulente del lavoro, dottore commercialista, ragioniere e perito commerciale, regolarmente iscritti ai rispettivi albi professionali.

A norma del Decreto 24 marzo 2005 del Ministero dell’economia e delle finanze, per ciascuna dichiarazione modello 730/2004 elaborata e trasmessa, ai Caf spetta un compenso, a carico del bilancio dello Stato, valutabile per il 2007 in 15 euro (più dei supplementi a carico degli assistiti –ogni Caf ha le sue tariffe- se il Modello viene consegnato da compilare e a seconda dell’assistenza richiesta).

Nel 2006 i Modelli 730 elaborati dai Caf sono stati dell’ordine di 11 milioni e 500mila per un compenso statale totale di 172 milioni e 500mila euro.
(Cifra ricavata su questo sito
dove è riportato che il Caf Cisl, che da solo cura quasi il 20% di tutti i 730 presentati in Italia, ha raccolto due milioni 300mila dichiarazioni).

Per spartirsi la torta dei compensi, statali e non, i Caf usano oramai le più raffinate tecniche di advertising e di marketing.
Se le Acli fanno ricorso a principi di solidarietà cristiana offrendosi di “aiutarti a programmare le tue scadenze fiscali e ad affrontarle serenamente”,


altri, come la Coldiretti, offrono una card piena di sconti per l’acquisto di corsi di lingue, crociere, elettrodomestici, computer e … chi più ne ha più ne metta.

Altri ancora –oltre alla carta vantaggi- offrono l’estrazione a sorte (ogni dichiarazione un numero) di favolosi premi, tra cui una Nuova Opel Astra Twin Top Enjoy e crociere sul Nilo per coppie di viaggio in lussuosi hotel a 5 stelle.




Poche sere fa, ad Otto e mezzo, il Ministro Bersani, intento a dare un’anima al nascente Partito Democratico, ha affermato che non va più bene parlare soltanto di “lavoratori” ma che, invece, è ora di cominciare a parlare di “lavoratori e cittadini”. Ottimo proponimento. Ma come si può parlare di “cittadini” se lo Stato è il primo a non fidarsi e spende 172 milioni di euro per far eseguire un controllo burocratico sui 730 dei dipendenti e dei pensionati?


Nasce prima la fiducia o la cittadinanza?
Per instaurare una effettiva “cittadinanza”, lo Stato per primo deve fidarsi della gran parte dei cittadini onesti, altrimenti questi continuano a percepirlo come ostile e a sentirsi sudditi. Tra l’altro, quest’anno, il Ministro Visco vuole pure sapere cosa abbiamo pagato di ICI l’anno scorso. Ma cosa gliene importa? L’ICI è una tassa (la più iniqua) pagata ai Comuni. Cos’è questa commistione: è così che il centrosinistra intende il federalismo fiscale?

In un processo l’imputato è considerato innocente fino alla sentenza definitiva. A maggior ragione la presunzione di onestà dei cittadini deve valere fino a prova contraria. I Caf sono carrozzoni che costano e non servono.
Ritengo che sarebbe una cosa possibile lasciare compilare, al dipendente o al pensionato che lo desidera, il Modello Unico da spedire, come si faceva prima del 1993, all’Agenzia delle Entrate e, contestualmente, spedire una copia del Quadro RN al proprio sostituto d’imposta che, in base alle risultanze dei righi RN29 (Imposta a debito) e RN30 (Imposta a credito), effettuerebbe le trattenute o i rimborsi dovuti. In seguito il Fisco farebbe i controlli ritenuti opportuni, come faceva prima del 1993.

Sempre poche sere fa, c’è stata una discussione sul blog di Jimmomo,
fra il serio e il faceto, sulla proposta dei deputati radicali di riformare l’articolo 1 della Costituzione. Anche con questa proposta si intenderebbe privilegiare il cittadino sul lavoratore.
Anch’io ho lasciato un commento ma, considerando la vicenda dei Caf, avrei dovuto dire che l’Italia sta diventando una repubblica fondata sulle lotterie.


venerdì 30 marzo 2007

... e Amato boccia il premio di maggioranza

Intervenendo al convegno sul “Bipolarismo mite” organizzato dall’intergruppo per la sussidiarietà ...
Continua


sabato 24 marzo 2007

Al diavolo l'ora legale

Secondo gli studi presentati al congresso annuale della Società europea di urologia, per oltre quattro milioni di italiani il “rapporto” non supera i tre minuti.
Il comico Paolo Rossi, ospite di Fazio a “Che tempo che fa”, faceva argutamente osservare che tutti quegli italiani, con lo scatto dell’ora legale, questa notte potrebbero prolungarlo ad un’ora. Iniziando alle due meno un minuto, il rapporto terminerebbe magicamente alle tre e due minuti.

Ah! Gli effetti dell’ora legale. Peccato che le ore di luce rimangono le stesse.
Personalmente, sono sempre stato contrario al provvedimento.
Per la prima volta, quest'anno, non sposterò in avanti le lancette (nel corso del 2006 mia figlia si è sposata e mia moglie è andata in pensione). Mi limiterò a prendere atto che i negozi e gli uffici anticipano l’apertura e la chiusura di un’ora.


Condurrò una vita illegale, cioè solare, alla faccia del sole che ride.
Al diavolo l’ora legale e i suoi finti benefici!


Update
Leggete di Guido Ceronetti L'ora di Marte


mercoledì 7 marzo 2007

Partitini e cespugliotti

In un articolo sul Corriere del 6 marzo 2006, Giovanni Sartori prende di mira i «nanetti» (partitini, partitucci e cespugliotti), considerati responsabili dell’ingovernabilità del Paese (opinione condivisa da molti) e, a proposito della nuova legge elettorale, afferma: ”Lo sa anche il mio gatto che i nanetti combatteranno a morte qualsiasi riforma sensata, visto che qualsiasi riforma sensata ne deve richiedere la decapitazione. Pertanto se l’accordo risulterà gradito ai nanetti vorrà dire che il nuovo sistema elettorale sarà pessimo”.

Sulla Repubblica, lo stesso giorno, Tito Boeri e Massimo Bordignon si chiedono: “Se ci sono tanti partiti, non sarà semplicemente perché è la frammentazione della società italiana a richiederlo? … Ma non sarà che questa frammentazione parlamentare risponda semplicemente ad una maggiore dispersione nelle preferenze dell’elettorato italiano rispetto ad altri Paesi europei? … Ma in fondo che male c’è? Perché mai dovrebbe essere un problema avere 23 partiti in parlamento e 11 nella maggioranza di governo, se questo ci rende felici?
Sono ovviamente domande retoriche. Per Boeri e Bordignon tanti partiti sono un male non soltanto perché rendono difficile la governabilità, ma anche perché alcuni studi dimostrerebbero che la spesa pubblica e il deficit di bilancio sono più elevati nei paesi con sistemi elettorali proporzionali. Ben venga, quindi, il sistema tedesco con soglia di sbarramento al 5%

Il pluralismo è una risorsa solo a parole?
Nell’immediato dopoguerra il Partito d’Azione era un piccolo partito. Dopo la scissione i Palazzo Barberini il Partito Socialdemocratico era un piccolo partito (destino cinico e baro!). Nel 1953 Unità Popolare di Parri e Calamandrei e Alleanza Democratica Nazionale erano piccoli partiti (ma causarono il fallimento della legge truffa: la coalizione di centro perse per 54.000 voti). Il Partito Repubblicano Italiano e i Radicali sono sempre stati piccoli. Oggi la Lega Nord è al limite del 5% in campo nazionale, l’Italia dei Valori circa al 2%.
Tutti nanetti o cespugliotti passabili di decapitazione?

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale (Art. 49). Tutti gli elettori sono eleggibili a deputati o a senatori (Art. 56 e 58). I partiti che raccolgono voti sufficienti a produrre quozienti interi hanno diritto all’assegnazione di seggi.

Quello italiano è un sistema parlamentare (ce lo ricorda ad ogni occasione l’On. Tabacci).

Se si vuole assicurare la governabilità, si può assegnare ai parlamentari che sostengono il governo un voto più pesante di uno, atto a garantire la maggioranza, ma solo nel voto di fiducia al governo, non legato però all’approvazione di una specifica legge.
Ci si troverebbe nelle stesse condizioni del sistema presidenziale americano, dove il Presidente, anche se con le elezioni di medio termine perde la maggioranza alle Camere, mantiene tutti i suoi poteri.
Da noi il Presidente del consiglio e il governo rimarrebbero in carica, ma dovrebbero proporre leggi condivisibili con la maggioranza parlamentare.

Non è una questione di felicità. Molta gente, a volte, vota scheda bianca perché vorrebbe il partito che non c’è.


sabato 3 marzo 2007

Riforma elettorale

Urge una nuova legge elettorale.
Aiutiamo i politici a scriverla.
Io ci ho provato: cliccate qui.


sabato 24 febbraio 2007

Hybris e nemesis

«… secondo me, sono stati gli dei a disarcionare l’Unione e il suo leader» ha scritto ieri Luca Ricolfi sulla Stampa, secondo il quale l’Unione, fin dal primo giorno dopo l’elezioni, avrebbe assunto l’atteggiamento che i greci chiamavano hybris che significa orgoglio, arroganza, sfida, incapacità di accettare la propria finitudine e che gli dei, prima o poi, puniscono con la nemesis (castigo, giustizia divina).

In effetti, se l’Unione avesse tenuto conto dei propri limiti, oggi respirerebbe meglio.
Se avesse eletto Presidente della Repubblica chiunque non fosse senatore, se avesse lasciato eleggere Andreotti alla presidenza del Senato, oggi avrebbe più numeri.
Presi per buoni quelli pubblicati oggi da Repubblica, a pagina 2, disporrebbe al senato di 164 voti favorevoli, contro 157 contrari. Oppure di 160 a 157 prescindendo dai quattro senatori a vita favorevoli. Mentre il voto di Andreotti sarebbe stato disinnescato.

Spesso, chi troppo vuole nulla stringe.


lunedì 19 febbraio 2007

2007 Index of Economic Freedom

Romolo traccia con l’aratro il confine di Roma.
Sala dei Carracci – Palazzo Magnani – Bologna
Sede di UniCredit Banca


Venerdì 16 febbraio, nella sede di UniCredit Banca, è stato presentato al pubblico il “2007 INDEX of ECONOMIC FREEDOM”, elaborato dalla Heritage Foundation e dal Wall Street Journal, con la collaborazione di alcuni think tank europei fra cui, per l’Italia, l’Istituto Bruno Leoni.
Sono intervenuti il senatore Franco Debenedetti, il Professor Angelo Panebianco, Tim Kane della Heritage, Antonio Pilati dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, Roberto Nicastro amministratore delegato di UniCredit Banca e Kyle Wingfield del Wall Street Journal Europe, coordinati da Alberto Mingardi dell’Istituto Bruno Leoni.

Vi sono 10 libertà, misurate su una scala da 0 a 100.
Il punteggio complessivo è la media (pesi uguali).

L’Italia ha ottenuto i seguenti punteggi (tra parentesi quelli di Hong Kong, primo in classifica):

1. Libertà d'impresa - facilità di avviare un'impresa: 73,7 (88,3)
2. Libertà di scambio - tariffe e barriere doganali: 76,6 (80,0)
3. Libertà fiscale - aliquote fiscali e gettito: 68,5: (95,3)
4. Libertà dallo Stato - spesa pubblica e proprietà statale: 46,4 (91,6)
5. Libertà monetaria - inflazione e controlli sui prezzi: 80,8 (91,1)
6. Libertà d'investimento - libertà di movimento dei capitali: 70,0 (90,0)
7. Libertà finanziaria - istituti bancari: 60,0 (90,0)
8. Diritti di proprietà - fisica e intellettuale: 50,0 (90,0)
9. Libertà dalla corruzione - percezione della corruzione: 50,0 (83,0)
10. Libertà del lavoro - flessibilità del mercato del lavoro: 57,6 (93,6)

Punteggio complessivo: 63,4 (89,3)
Posizione in classifica: 60esimo posto (primo posto)

Alcuni commenti

Uno.Mi sembra paradossale il primo posto di Hong Kong. L’isola (con i territori annessi), pur essendo un sistema economico a sé stante fin dai tempi dell’impero britannico e pur essendo costituito in Regione Amministrativa Speciale, fa comunque parte, da dieci anni, della Repubblica Popolare Cinese. Notare la stridente differenza di punteggio per quanto riguarda in particolare la libertà fiscale e la libertà dallo stato. Evidentemente in Cina non ci sono più i bei comunisti di una volta come, invece, qui da noi sono i Bertinotti, i Giordano, i Marco Ferrando e i Diliberto. E nemmeno i democratici di sinistra come Vincenzo Visco. E’ anche una prova ulteriore che la politica, quando vuole, può mettere dei confini e frenare l’economia ma, al contrario, soltanto col laisser faire è in grado di favorire la crescita e lo sviluppo.
Due. Se si fosse attuato (e avesse effettivamente funzionato) il disegno di legge di Capezzone per rendere possibile l’apertura di un’azienda in un giorno, l’Italia avrebbe ottenuto, in Libertà d’impresa, almeno lo stesso punteggio dell’Australia (dove un’azienda si apre in due giorni), cioè 91,7. Il punteggio complessivo da 63,4 sarebbe salito a 65,16. Saremmo passati dal 60esimo posto al 51esimo.


venerdì 16 febbraio 2007

Aeroporti e ferrovie

L’aeroporto di Borgo Panigale è situato a meno di quattro chilometri dalle Due Torri.
A suo tempo la popolazione residente sotto la rotta di decollo e di atterraggio si costituì in comitato antirumore, antinquinamento ecc. Il Quartiere, che è il luogo maggiormente deputato alla partecipazione dei cittadini, ascoltò e valutò. Dopo poco tempo la pista fu allungata per permettere l’impiego dei Jumbo. Gli aerei, per circa vent’anni e più volte al giorno, sono passati anche sulla mia testa mentre lavoravo in fabbrica. I primi tempi ero preoccupato perché avevo letto che non c’era nessuna ragione scientifica perché macchine pesanti tonnellate potessero sollevarsi dal suolo. Poi ci ho fatto l’abitudine.

Ci sono persone che, quando possono, evitano di salire su un aereo. Ad esempio, il Presidente Prodi, tutti i lunedì mattina, preferisce andare a Roma in treno. Sembra che molti bolognesi approfittino dello stesso eurostar: se a bordo c’è il Presidente, pensano, Trenitalia si farà in quattro per arrivare in orario. Non sanno che anche Trenitalia confida sulla ben nota fortuna di Romano Prodi.


domenica 21 gennaio 2007

La legge elettorale

E’ vero. Le proposte di nuove leggi elettorali si sprecano e, come dice l’amico Tomaso Freddi, spesso non rispondono a criteri logici ed hanno scarse probabilità di successo.
Oggi, invece di vivere in uno stato democratico e razionale –come auspicava Baruch Spinoza- «dove gli individui cedono i loro diritti non per diventare sudditi di qualcuno ma per continuare ad essere uguali a tutti gli altri … e non in modo (tale) da precludersi la facoltà di prendere nuove decisioni», molti italiani hanno l’impressione di vivere nello stato dispotico-autoritario di Hobbes dove «i singoli uscivano dallo stato di natura con la rinuncia assoluta ai loro precedenti diritti, trasferendoli completamente al sovrano, impersonato da un individuo o da un gruppo di individui» (Franco Restaino, Storia della filosofia, Utet, Vol 3/1, pag 393 e 201). Attualmente i partiti, nelle persone di Prodi, Fassino, Rutelli ma anche di Berlusconi, Fini, Casini, sono il nuovo Leviatano che ci opprime con tasse troppo alte e una moltitudine di divieti.

Se fossi investito, per un’ora, di quei poteri dittatoriali che alcune settimane fa Eugenio Scalfari chiedeva fossero attribuiti a Prodi, n’approfitterei per promulgare la seguente legge costituzionale di riforma elettorale e di governo.

UNO. Sono eleggibili e possono candidarsi alla Camera dei Deputati tutti i cittadini che hanno diritto di voto. Per candidarsi basta registrarsi –nel comune di residenza, magari via internet- nell'apposito elenco. Non occorre raccogliere firme ma, in compenso, versare a fondo perduto una tassa pari a 1/24 del proprio reddito personale complessivo annuo denunciato con l’ultima dichiarazione dei redditi. Sarà comunque fissato un tetto massimo per gli alti redditi ed uno minimo per chi è nullatenente.

In questo modo non ci sono problemi di quote rosa. La tassa serve per ridurre le candidature velleitarie. Chi guadagna poco, può sempre fare una colletta fra amici ed estimatori. Al limite quell’anno rinuncia alle ferie.

DUE. Il collegio elettorale è unico e nazionale. A ciascun candidato è assegnato un numero. La scheda elettorale contiene due rettangoli di nove caselle ciascuno. L’elettore può esprimere fino a due preferenze, anche appartenenti a partiti diversi, scrivendo il numero del candidato iniziando da sinistra e barrando la prima casella rimasta libera con il cancelletto per evitare brogli.

1#

40235678#

Gli elettori sono circa 43 milioni, perciò serve un massimo di otto cifre più il cancelletto (si usa già sugli assegni, ma può essere anche un altro segno ad esempio la X).
I partiti continueranno a compilare le liste dei loro candidati che possono essere lunghe fin che si vuole, senza bisogno di escludere nessuno. Solo che invece di avere delle liste bloccate tutti i candidati avranno sulla scheda la stessa invisibilità. Spetta ai partiti ed ai candidati farsi propaganda. Si potranno studiare modalità di assegnazione del numero per riservare, ad esempio, i primi numeri ai candidati dei partiti presenti in parlamento.

TRE. Saranno eletti i 630 candidati che avranno ottenuto più voti. La legge d’attuazione specificherà chi eleggere in caso di parità per l’attribuzione dell’ultimo seggio.

Nel caso che al seicentotrentesimo posto ci fossero quattro candidati con ugual numero di voti, potrebbero essere eletti 633 deputati (tre più, tre meno cosa cambia?) In questo modo gli elettori torneranno ad avere la massima possibilità di scelta. Sono convinto che ci sarebbe, alla Camera, qualche deputato più qualificato e qualche burocrate in meno. Il Paese sarebbe rappresentato in modo proporzionale puro. Qualunque premio di maggioranza è una truffa.
E la governabilità, direte Voi? Vediamo.


QUATTRO. Entro cinque giorni dalla prima convocazione della Camera, devono essere costituiti i gruppi parlamentari. Il Presidente della Repubblica assegnerà l’incarico di formare il governo alla persona indicata dal gruppo più numeroso. I deputati appartenenti al gruppo maggioritario avranno ciascuno a disposizione, da quel momento, un voto P più pesante di uno, sia votino a favore sia contro.
Il peso P si calcola con la formula:
P * Sm = So + 20
P = (So + 20) / Sm dove
So è il numero di seggi dell’opposizione
Sm è il numero di seggi della maggioranza
20 (in numero di seggi) è il margine di sicurezza del premio

Il premio di maggioranza è cioè dato in peso invece che in numero. E’ democratico questo metodo? Credo sia più democratico stemperare il premio tra i 290 deputati della maggioranza che attribuire più poteri a un sol uomo (il presidente del consiglio). Si allontana il rischio del leviatano.
Ciascun partito –diversamente da adesso- potrà presentarsi per conto suo alle elezioni e misurare esattamente il suo peso elettorale, ma sarà costretto “ad unirsi” ad altri alla Camera se vorrà governare. Quanti gruppi parlamentari si formerebbero? Potrebbe essere la strada per arrivare a un bipartitismo. Per finire, nessuno dei grossi partiti dovrà più dissanguarsi per garantire collegi sicuri ai piccoli partiti della propria coalizione.

Esempio di calcolo di P. Supposta la costituzione di tre gruppi parlamentari rispettivamente di 290, 285, 55 componenti, vale la formula:
P * 290 =340 + 20 da cui
P = 360 / 290 = 1,241 da arrotondare a 1,24.
I rapporti di forza in voti saranno (290 * 1,24) = 359,6 per la maggioranza contro 340 per la minoranza. E’ come se il gruppo di maggioranza avesse avuto un premio in seggi di 69,6 (290 * 0,24)

P.S.Secondo me, assieme alle Province, andrebbe abolito anche il Senato.


giovedì 4 gennaio 2007

Mucche e riforme

«Le emissioni di gas metano, fuoriuscite dal posteriore dei bovini britannici ammontano, tutte insieme, al 7% dei gas che provocano l’effetto serra nel Regno Unito; e a più di un terzo di tutte le emissioni di metano, uno dei gas più nocivi per l’ambiente». Lo ha dichiarato il ministro dell’Ambiente britannico, il laburista David Milliband, al convegno annuale degli allevatori. Che ha anche ammonito: entro il 2020 l’industria dell’allevamento dovrà giocare un ruolo chiave nella riduzione delle emissioni dannose per l’ambiente, flatulenze bovine incluse. (la Repubblica, 4 gennaio 2007, pagina 31)

Gli uomini possono tirare un sospiro di sollievo. Non sono più i soli a causare il disastro ambientale, anche gli animali devono prendersi le loro brave responsabilità. Che paradosso! Neanche il tanto rimpianto mondo bucolico di una volta va più bene ai nostri ambientalisti. E dire che aveva un suo equilibrio nel quale era compreso anche il fenomeno sopra denunciato.

«Non passerà molto tempo prima che l’Unione Europea ci imporrà anche di respirare di meno e mangiare cibi che limitino al massimo flatulenze, il tutto nel nome della lotta alle emissioni di gas serra. [....] il presidente della Commissione José Manuel Barroso e il Commissario all’Ambiente Stavros Dimas hanno infatti lanciato una campagna di sensibilizzazione dal titolo “Il cambiamento climatico: potete controllarlo”.
… Così, avendo scoperto che “i nuclei familiari della UE sono all’origine di circa il 16% delle emissioni totali di gas a effetto serra dell’Unione” hanno deciso di “rieducare” i cittadini. Parola d’ordine della campagna: “Risparmiate l’energia. Riciclate. Camminate”
… Basta andare nel sito internet creato per l’occasione
http://www.climatechange.eu.com/) per trovare il “calcolatore di carbonio” che ci fa misurare le emissioni di CO2 (anidride carbonica) per ogni azione che compiamo». (Da una email ricevuta da un’amica che ha trovato la notizia sol sito Sviluppo e Popolazione)

Se un ministro laburista vuole omologare le mucche in Euro1, Euro2 …; se si sostituisce l’agenda Giavazzi con l’agenda Pecoraro Scanio, non ci si può, poi, sorprendere se i veri riformisti lasciano i DS.


 

Il punto di vista, magari irrilevante e sbagliato, di un cittadino qualunque, confidente nella libertà, detentore saltuario della sovranità, indotto a cederla, nell’occasione, a rappresentanti per niente fidati.

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